Piero Simoni

home    critica    poesia    racconti    arte    note lettura    poesia postale   antologie

base

 

POESIA      di Piero Simoni

 




Piero Simoni - Pienza 2009

La mia poesia

Volendo dare, in modo sintetico, un'idea della mia poetica, oggi mi sentirei di dire, poco più che sessantenne, che essa è l'esercizio di un viaggio, un viaggio del pensiero alla ricerca dei connotati dell'anima, considerando che l'anima è per me specchio e tutt'uno dell'universo.   (12 agosto 2010)

 

 

 


 

presenza

 

 

 presenza.jpg

 

 

"presenza" di Piero Simoni
marzo 2013 - ISBN 978-889838132-6
Libri di-versi in diversi libri
COLLANA ARABA FENICE -N. 114-
www.libreriaeditriceurso.com

 

Da "presenza", libri di-versi in diversi libri - Concorso Letterario in memoria di Corrado Tiralongo, Edizione 2012-2013

 

* * *

poi ti domandi il senso il peso delle parole
che sono il percorso il significato della vita
il predicar l'amore con i versi bacianti
in confronto a chi agli altri ha dato il suo tempo
rinunciando ad ogni privato sentimento
tutti protesi ai più deboli ai piccoli abbandonati
il tuo inchiostro non scalfisce
la sola parola si sfoglia
si ritira in un canto a recitar la sua inconcludenza
non ha la forza di chi all'ideale ha offerto tutto il corpo

i tuoi occhi luminosi di bimbo nel gioco mi guardano
felice in un istante mentre io a stento la mente sgombro
di parole sono fatto che non hanno il tuo bagliore
di inutile materia artigianale in composizione
nel suolo terreno te e non me canuto ha ragione del vero
io sono venditore di fumo che guarda solo in alto
per trovare nel cielo con parole articolate
dallo spiraglio di una nuvola
il segno che al mistero dell'universo ci congiunga
ricerca solitaria e di avara gratificazione
di speranza in timore che non sia vana

 

* * *

andavo con la bicicletta da corsa non per correre
con nessuno degli amici per le strade periferiche dei campi
solitario anche sulle rade colline nel ritorno a casa
dimentico dei turni industriali delle beghe della competizione
pedalavo quasi in assenza di tempo per fuggire dall'urbanizzazione
nel silenzio delle strade che un paese una frazione all'altra congiunge
solo il fruscio dei tubolari sull'asfalto il vento venutomi incontro
giocando di gioventù nelle discese nelle salite boschive
con i pensieri che nel celeste nell'aria frizzante del  mattino si scioglievano
alla grande curva della statale Emilia a metà percorso
i campi di girasoli si presentavano in tutta la loro estensione
con tutto il giallo fulgore oro di luce e di  meraviglia
che mi faceva nell'incedere stordire
luce del cielo pareva avvolgermi in un unico suono
melodia che alla natura mi faceva in armonia

ora di allora che ho forse più di cento anni
dimentico sono del fastidio che fu la competizione industriale
dimentico dell'urbanizzazione scomposta di rumori e altri veleni imposta
rivedo quel giallo quell'oro alla curva in estensione
il sole riflesso illuminar ogni istante ogni frammento
di vita superiore il mondo circondato
di voce ultraterrena l'uomo sul suo triciclo richiamato
luce che fa nei vegliardi tentennamenti lo stesso stupore
stesso bagliore di coinvolgimento
melodia che all'universo mi fa in armonia

 

* * *

ci muove la stessa energia
tu che volti il manto alla riva
alla luce del  mattino di marzo ancora smorta
in verde azzurro nella trasparenza infinita
la tua distesa appena increspata
al cielo nel colore confusa
miraggio di una pace così vicina

io mi alzo dal torpore
e incontro al vento ogni giorno
mi muovo di rinnovato ardore
la fronte dagli anni appena increspata
gli occhi nel colore del cielo confusi
miraggio di una pace così vicina

ci muove la stessa energia
che nel globo ci fa visitatori uguali
in mistero con le altre stelle
fuochi che di ogni sole dell'universo
paiono folclore in armonia di festa

 

* * *

le bamboline lasciate nella tua camerina
ricoperte come se dormissero
mentre io adulto del tuo mondo vero
di favola rimanevo colpito
introducendomi piano quasi svanisse
dalla finestra guardavo verdissime
le foglie del fico fra i palazzi
sotto una rara pioggia di giugno
un raggio di luce da una stanza all'altra
il tuo passaggio nei nostri anni
con la natura in armonia
mio approvvigionamento
camminando fino a incontrarmi canuto
di bellezza il viaggio intrapreso

altro il tempo sarebbe stato
senza i tuoi pensamenti e tutti i verdi
immagina se non ti avessi colto
se di loro non mi fossi accorto
come tanti che per sventura non vedono
né una creatura hanno
immagina se fossi stato un ricco possidente
in cerca di un piacere da niente
se avessi corso per una carriera professionale
facendomi alto in grado in un vuoto castello
per fortuna i tuoi occhi i colori
anche se da più lontano riverberano
difficile sarà addentrarsi nell'oscurità
dove pare si debba andare soli
e le stagioni non contano

 

* * *

nei miei umili quaderni io appuntavo datandolo
questo e quel pensiero che avrei voluto ragionare
non accorgendomi che tutto si accumulava si superava
rimanendo stratificato in un angolo polveroso
non avevo capito che bisognava andar di corsa
bisognava vivere e pensare tutto in un lampo
che le cose poi non sarebbero state più quelle
ma d'altra persona uguale a te stesso ormai passata

non avevo capito che i tuoi occhi profondi
dell'amore materno più alto inondato
non mi avrebbero in questa terra più guardato
sostenuto nella tarda ora pomeridiana del rendiconto
quando le luci spengono i colori dei fuochi
bisognava prendere tutto in quel momento
quando io credevo che la ricchezza fosse duratura
per tutto il tempo e quasi del laccio protettivo infastidito

non avevo capito che i tuoi occhi di bimba innamorata
avevano della primavera i profumi e la durata
presto nel fiore della maternità conchiusi
nel lungo e duro inanellar degli anni modellati
la luce di quei giorni nel canto dell'animo segreta
compagna dei mille e mille vaneggiamenti
bisognava prendere tutto in quel momento
farlo durare per il tempo a venire

non avevo capito che i tuoi occhi di piccola
in un baleno sarebbero diventati adulti
togliendomi dei giorni il filo conduttore paterno
ciò che alla terra all'incedere quotidiano mi legava
ora come piuma al vento sospesa
bisognava andar di corsa sciorinare tutto in un lampo
che le cose poi non sarebbero state più quelle
ma d'altra persona uguale a te stesso ormai passata

 

* * *

verso la fine degli anni industriali
mi adoperai a cercar qualcosa che potessi fare
temendo per l'abitudine di tanti anni
di rimaner preda della solitudine senza identità
come sentivo ad altri colleghi era capitato
grigi gli anni a rimpiangere quello che era stato
quello che era la costrizione e del tempo invece il riempimento
mi adoperavo a cercare qualcosa che potessi fare
rivolgendomi alla pittura ad esempio rovistando fogli passati
e nuovi con il colore da organizzare
al pezzetto di terra limitrofo per l'occupazione dell'orto
del piccolo frutteto e oliveto con cadenze regolari per fare
amici certo di conforto ma non bastanti a colmare il turbamento
il mio possibile futuro isolamento straniamento

una voce mi è venuta incontro facendosi sempre più chiara
la libertà dei giorni e la capacità di sognare non poteva mancare
è venuta verso di me come giovane innamorata
già compagna discreta era stata nelle buie notti dei turni industriali
e protendendo le mani issandomi come a salire sulla sponda
mi ha liberato dall'unto oleoso che impastava le ali
stupito a guardare i colori del mare
i verdi degli alberi e l'azzurro del cielo
venirmi incontro nella natura specchiata
i tuoi occhi di innocenza d'amore luccicanti
il segreto dell'universo che all'infinito unisce

 

* * *

nel solito mio peregrinare mattutino
al gennaio piovoso con le luci un po' spente
un'aria nella città e nelle vie traverse che seduce
me che del tintinnare delle gocce le ruote frusciare
le foglie umide dei tronchi silenti e allineati sono spettatore
sotto il cappello sotto l'ombrello in veste di anziano
a me stesso quasi inosservato passo
un cinguettio da una scolaresca fiancheggiata
giunge a risvegliar l'antica pena
del tempo a ritroso con loro congiunto 
in batter di ciglia bruciato

un uccello più avanti nel verde pubblico
saltella per i suoi giri preso
non siamo molto più grandi di lui penso
anche se il mondo par che sia in nostra mano
la sua vita si libra in volo e del cielo fa aereo lo spazio
senza domande del suo divenire felice del suo fluire
noi di ali non siamo muniti
la gioia sembra essere nell'indomani nascosta
prima il tempo è una infinità su cui si sorvola
poi in un momento è conchiuso
nel ricordo qualcosa affiora
istanti lontani che in dispetto sfumano
siamo entrambi nello stesso tempo nello stesso tondo
lui senza domande del suo divenire felice del suo fluire
noi in cerca permanente di una aderenza già passata
in pensamenti di alta universalità
felicità che c'era e non è stata consumata

 

 

FINE PUBBLICAZIONE   PRESENZA                                                                       Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I tigli nascosti

 

Foto di copertina di Piero Simoni

 "i tigli nascosti " di Piero Simoni
novembre 2010 - ISBN 978-88-87362-93-0
Lorenzo Editore - Via Monza 6 - 10152 Torino
www.loredi.it

 

Da "i tigli nascosti", Lorenzo Editore - vincitore del Premio Letterario "La Mole" Torino 2010  XXVI edizione

 * * *

avrei dovuto impegnarmi nella scuola
per farmi una posizione introdurmi nella società
così mi veniva detto in collegio quando ero ragazzo
e tutti i torti non li avevano
visto che ci si deve preoccupare della sopravvivenza
nella società organizzata complessa

le foglie dei platani al parco già a terra
poste dal vento in ogni angolo
sotto le piante dove i passi non temono
bagnate dalla pioggia d'ottobre si fanno rosse
in un luccichio che dà riverbero al cielo
odorano di bosco nell'umido che fa felici gli scoiattoli
i gatti abitudinari visitatori
lasciandoli tranquilli
l'aria è un'altra aria da quella di città
pur essendo nel suo ventre prigioniera
è lontana nei ricordi di bimbo che solo sentivo
e dal passato mi porto appresso
con l'odore dei pini nel tesoro di pinoli di allora
il tempo era quello che non si muoveva
dando a vedere nel suo sguardo lontano
i giorni futuri come infinito

avrei dovuto impegnarmi nella scuola
per farmi una posizione introdurmi nella società
non mi era stato detto però
che dopo la società veniva il resto
bisognava fare i conti con tutto l'universo
e che questo è tanto infinitamente più grande
non bastando i compiti scolastici
né l'impegno laborioso nell'industria per far bene
sentirmi in armonia conchiuso
sulla terra in qualche modo ci si arrangia
nell'universo par di essere aquiloni sospinti dal vento
con la pioggia vicina lontana a minacciare

le foglie dei platani al parco già a terra
bagnate dalla pioggia d'ottobre si fanno rosse
in un luccichio che dà riverbero
odorano di bosco nell'umido che fa felici gli scoiattoli
l'aria è un'altra aria da quella di città
il tempo era quello che non si muoveva
i giorni futuri come infinito
 

 * * *


quel poco che ho non è niente
in confronto al tempo dell'eternità
i piccoli oggetti le stesse mura
forse più il ricordo
ma come tutti quelli che vivono per strada
gli emarginati e i barboni
di qualcosa mi sono appropriato
e col cuore in dono a te lo lascio

mi sono appropriato del sole
che è stato mio finché ho vissuto
nel segreto dei miei pensieri
ed anche se di tutti
negli occhi profondi l'ho guardato
nei suoi occhi mi sono specchiato
ha scaldato e dato corpo alle colline
colorando di verde e di mille colori
sui prati in giocoso rotolamento
ti lascio il sole allora
che di là tu sai non mi può servire
di là vi è il buio freddo che però non può colpire

mi sono appropriato degli alberi
di tutti gli alberi che ho amato come persone
sentendomi da loro protetto
di loro amico fraterno
le foglie al frusciar nel mio scrigno segreto
fra le macchine in sosta lungo i marciapiedi
le macchine in movimento di rumore e di gas stordenti
pronte ad ucciderti per un piede fuori dai camminamenti
ti lascio gli alberi che segnano di gentile le poche strade
colorano le stagioni anche in città
e quelli che sulla tavola generosamente danno frutti

mi sono appropriato del mare anche se nessuno lo sapeva
distesa azzurra quietante amico dei momenti bui
dell'industria aggressiva spersonalizzante
giocoso con il vento a far nello scontro alla costa
meraviglie di schizzi figuranti nell'aereo
di stupore e fantasia per i piccoli d'incanto i grandi
il mare liquido profondo nei colori del giorno della notte
castigatore nei miei anni giovanili
ti lascio il mare

mi sono appropriato del cielo con tutte le nuvole e le stelle
dove l'anima è salita in volo
e scrutar ogni angolo del firmamento
ti lascio il cielo
dove volano gli uccelli compagni e amici degli accampamenti
finché un proiettile a tradimento di stramazzo al suolo

mi sono appropriato dell'amore
della scoperta giovanile mondo a mondo conchiusa
l'amore misurato coniugale che i tuoi natali ha generato
ti lascio l'amore
compagno dei giorni a venire

mi sono appropriato dei tuoi occhi
luce dei miei passi quando la cenere le urla dell'industria
nei decenni di obbligazione le ginocchia faceva piegare
negli anni il tuo fiore a fiore unisce quello del nipote
miracolo che la natura umana ha in dono
ti lascio i miei occhi
per cogliere ciò che non sono riuscito a vedere
delle meraviglie di schizzi figuranti nell'aereo universo
dove l'anima è salita in volo


 * * *


gli alberi del parco uniti la sera
alle ombre della notte che si addensano
rimangono soli nel freddo dell'inverno
in un unico avvicinamento
la città ancora chiassosa intorno
di nulla si duole del loro isolamento
delle paure di ognuno vorrei farne spazzamento
con storie di favola che al sonno tranquillo conducono
i tigli già spogli con i platani più grandi
i lecci e gli abeti in abbraccio fraterno
comune storia nel loro tempo
in ritmo cadenzato ripetuta
nell'universo sospesi

i bimbi del collegio uniti la sera
alle ombre della notte che si addensano
rimangono soli nel freddo dell'inverno
in un unico avvicinamento
la città con i genitori lontani o in mancamento
di nulla si duole del loro isolamento
delle parole di ognuno vorrei farne spazzamento
con storie di favola che al sonno sereno conducono
i più piccoli spogli di ogni affetto
con i più grandi in abbraccio fraterno
comune storia nel loro tempo
in ritmo cadenzato ripetuta
nell'universo sospesi

le prostitute dei viali unite la sera
alle ombre della notte che si addensano
rimangono sole nel freddo dell'inverno
in un unico avvicinamento
la città ormai in spegnimento
di nulla si duole del loro isolamento
delle paure di ognuna per le violenze vorrei farne spazzamento
con storie di favola che al sonno mattutino conducono
povere e spoglie di ogni affetto
strette in abbraccio fraterno
comune storia nel loro tempo
in ritmo cadenzato ripetuta
nell'universo sospese

i vecchi dell'ospizio uniti la sera
alle ombre della notte che si addensano
rimangono soli nel freddo dell'inverno
in un unico avvicinamento
la città e i loro figli lontani in mancamento
di nulla si duole del loro isolamento
delle paure di ognuno per l'aldilà vorrei farne spazzamento
con storie di favola che al sonno quieto conducono
i più poveri spogli di ogni affetto
con i più fortunati in abbraccio fraterno
comune storia nel loro tempo
in ritmo cadenzato ripetuta
nell'universo sospesi

i deportati nei campi di concentramento uniti la sera
alle ombre della notte che si addensano
rimangono soli nel freddo dell'inverno
in un unico avvicinamento
le città lontane non sanno
di nulla si dolgono del loro isolamento
delle paure di ognuno per la loro sorte vorrei farne spazzamento
con storie di favola che al sonno quieto conducono
spogli di ogni umana identità
stretti in un abbraccio fraterno
comune storia nel loro tempo
in ritmo cadenzato ripetuta
nell'universo sospesi
 

 

FINE PUBBLICAZIONE  I TIGLI NASCOSTI                                                                    Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poesie - Autunno 2008

 

"Poesie - Autunno 2008" di Piero Simoni
gennaio 2010 - ISBN: 978-88-95880-42-6

www.editrice-leonida.com
leonidaedizioni@libero.it
Leonida Edizioni - Via S. Nicola Strozzi, 47 - 89135 Reggio Calabria

Da "Poesie - Autunno 2008", Leonida Edizioni

 

penetra nelle mie ossa il freddo
alla casa antica paesana
il freddo che era di chi
prima di me in queste mura
è stato

mi accomuna così la dolenzia
e nelle sole voci
che dalla strada si sentono
nei colori della val d'Orcia
il silenzio tutt'intorno
nelle ore scandite dal campanile
io mi sento in assenza di tempo
a loro
più vicino

 * * *

il campo di ulivi
all'ora del mezzogiorno
con il sole d'ottobre
che raccoglie le ombre
al piede degli alberi
e illumina tutta l'erba
tutte le foglie
l'intorno del paesaggio
e il cielo pientino
di una luce che acquieta

illumina nei miei pensieri
il tuo viso figlia
che confondo ad un tratto
con quello di tua madre
di mia madre assente
e un sorriso comune
che mi scalda
nell'autunno
già freddo

 * * *

improvvisamente nei collegi
volli crescere velocemente
per rendermi autonomo
liberarmi dalle costrizioni
vivere dei miei pensieri

fuggii anche dalle navi
per l'analoga oppressione
così il mondo industriale a terra
lunga e tediosa spoliazione
degli slanci della mente

finché vecchio sono stato libero
tentennante nei movimenti
incapace di correre
e sentirmi felice del vento nel viso
del sole accecante negli occhi
come facevo da bimbo

 * * *

all'alba di un giorno 
di questo novembre
sono uscito al paese antico
e una nebbia fitta
da far scomparire le case
la val d'Orcia intorno
radi i passanti
il tutto forse 
una realtà lontana

noi e la gente di una volta
passati su queste mura
con gli affanni di ogni giorno
invisibili
noi proiettati nel tempo della fine
a cercarsi per ogni via
in ogni portone
per ricomporsi nell'eternità
noi fantasmi già oggi
in un paese inconoscibile
avvolto in un'aria
come in un sogno

 * * *

mi specchio nel tuo specchio
ora che sono canuto
e cerco dietro la mia immagine
il tuo viso madre
forse ancora riflesso
anche se sei sepolta da anni

ti scorgo lì
con i capelli bianchi
gli occhi profondi
carichi d'amore
vestita un po' di stracci
nelle tue rughe
il dolore degli anni
l'emigrazione interna
la solitudine di donna
incinta e sola
in un mondo di pregiudizi
che allora più di ora c'era
la lontananza dalla casa materna
per te così fragile
il figlio che sono stato
e soltanto da piccolo
un Dio per te

vorrei dirti qualcosa
gridarti tutto l'amore
rimediare al mio silenzio
degli ultimi tuoi anni
ma non mi escono parole
faccio per abbracciarti allora
muovendomi incontro allo specchio
ma l'incantesimo si spezza

 * * *

ci salutammo nel corridoi
della casa di via del Bosco
già da undici anni vivevamo insieme
con nostra figlia ancora con noi
momenti giocosi in campagna
nel nostro piccolo terreno collinare
lunghe ore trascorse in attesa
nei pomeriggi d'estate
sul divano in città
nella solitudine e dolente immobilità
per il mare e il lavoro nostro
compagno fedelissimo
sincero e altruista

ci salutammo nel corridoio
che già stavi tanto male
rimanendo a lungo vicini
il tuo corpo contro i miei ginocchi
le mie carezze
la tua pazienza infinita
quasi a scusarti per il disturbo
un'intesa e un  dolore immenso
ci ha legato per sempre
su questa terra
tu il mio cane Kriyshi
io il tuo padrone
anche a parti invertite
il testimone d'amore che mi hai lasciato
due giorni prima di morire

 * * *

sono venuto a trovarti anche oggi
nonostante gli impegni
volevo vedere i tuoi occhi
nel freddo pungente
di questi giorni di dicembre

eri lì acqua di mare
immacolata come sempre
distesa infinita
la debole risacca alla scogliera
il verde e l'azzurro
scuriti un po' dalle nuvole
silente all'orizzonte
nella linea di contatto con il cielo
liquidità naturale che penetra
e dentro
subito mi scalda

 * * *

la casa le mura
per le quali ho impegnato tanti anni
non è il mio avere
oggi che sono avanti con l'età
la mia ricchezza è fatta di strade secondarie
che percorro solitario nell'aria del mattino
della luce nell'acqua di mare
quando giungo alla riva dei bagni
alla terrazza Mascagni
trovo la voce della natura
la voce del silenzio

la mia ricchezza sono gli alberi
che ad uno ad uno incontro
riconosco ed abbraccio
compagni sinceri della mia presenza
il cielo amplissimo
che par voglia spingermi al disegno
alle carte che nello spazio aereo
nella luce e nell'ombra
si muovono di vita propria
che par voglia spingermi a volare

la mia ricchezza
nella congiunzione dei colori
degli albori
dei tremori
dove un raggio di sole
riscopre nella memoria
restituendoti
un momento dei giorni
illumina un istante ancora da venire
e fa meno dolente
l'approssimarsi della sera

 

"Poesie - Autunno 2008" finalista al Premio G. Viggiani VII edizione 2010

Cerimonia di Premiazione - Pontinia (LT) - 17 ottobre 2010

 

 

FINE PUBBLICAZIONE AUTUNNO 2008                                                                      Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poesie 2007

 

Foto di copertina: Pienza - Pubblico passeggio

"Poesie 2007" di Piero Simoni
gennaio 2010 - ISBN:978-88-89558-58-4

www.goldenpress.it
info@goldenpress.it
Golden Press - Via Polleri, 3 - 16125 Genova

Da "Poesie 2007", Golden Press

 

so che c'è un paese
da qualche parte
dove il tempo si è fermato
ed il silenzio raccoglie l'anima

so che ci sono i tuoi occhi
di fidanzata e di moglie
che mi hanno guardato
di figlia
 che mi pensano mi cercano

so che ci sei
anche nell'infinito
di là nel buio delle tenebre
ad abbracciarmi e scaldarmi
come sempre madre

 * * *

gli ulivi che piantammo
noi giovanissimi
compagni del nostro cammino

faranno da soli
quando non ci saremo
loro di più lunga vita
grandiosi nei verdi
in fronte alla terra e al cielo
ad ogni stagione floreali
e di noi
nei dialoghi al chiarore di luna
si ricorderanno

 * * *

il gioco con la carriola
della corsa lungo i viottoli
nel nostro piccolo terreno nudo
al margine della città
con te sopra nipote
a sobbalzare
a chiedere alle mie gambe esauste
di andar più forte

la canna protesa al fuoco
per disegnare nel cielo
verso sera
come tua madre allora
la mia piccola
in un tempo trascorso
che pare sparire

 * * *

le nuvole che guardi nel cielo
e rincorri dalle finestre
cariche di mille secchi d'acqua
gioco della tua innocenza nipote

di qua la difficile convivenza economica
lo stridore della politica
le polveri sottili

le nuvole
guardiamo nel cielo
sospinte dal vento

 * * *

volevi stare in campagna
secondo la tua natura canina
con tutti noi
che eravamo la tua famiglia
ma neanche a noi era dato
scegliere la compagnia delle ore
per l'impegno del lavoro
dei legami con la città
l'estate stavi solo in casa
nel lungo pomeriggio
per l'obbligo dei piccoli al  mare

non era dato scegliere
neanche a noi
il sole del giorno

 * * *

la strada sabbiosa di campagna
lavorata dal carro dei buoi
scottante al sole dell'estate
era il tratto finale
dopo la ferrovia
a piedi lungo il bordo
per arrivare a Poggetti
ricordi madre

dall'aldilà
nel silenzio
meglio si vede

 

FINE PUBBLICAZIONE   POESIE 2007

                Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                 

Anomia (1995-1998)

 

In copertina:  sulla luce, l'ombra, il dinamismo...(fogli da disegno sospesi) Piero Simoni 2005

"Anomia (1995-1998)" di Piero Simoni
febbraio 2009
www.goldenpress.it
info@goldenpress.it
Golden Press - Via Polleri 3 - 16125 Genova

 

 Da "Anomia" (1995-1998), pubblicato dalla GOLDEN PRESS , vincitore del Premio editoriale "L'Incontro" 2008

 

1995


gli altri
sono così lontani da te
chiusi ognuno nelle loro case
schivi e frettolosi
ostili
quando gli passi accanto

poi una parola
un momento
e scopri che qualcuno ti notava
in segreto ti era vicino
 

 * * *

mi scorgo nello specchio
e rivedo un po’ i tuoi lineamenti
quell’espressione dolente ma fiera
quell’aria sognante
i capelli bianchi

mi rivedo nella maturità
sempre più simile
alla tua minuta figura
di donna anziana e fragile

rivedo te madre nel mio viso
nella mia anima
ora che da un po’ sei mancata
mi rivedo in te
nel tuo ricordo
e ne sono felice
perché tu vivi ancora in me
 
 * * *

la grata della finestra comune
il ponte di ferro sul fosso
il nostro scomparto nel capannone
subito dopo la guerra
io bimbo e tu madre
nei tuoi migliori anni

quella strada ancora oggi umile
in un mondo diverso
quell’aria e questo ricordo che ci unisce
ora che non ci sei
ogni volta che torno
 
 * * *

ti guardi allo specchio grande
nella tua stanza del ricovero
vestita un po’ goffamente
col soprabito nero sulle spalle
con la tua figura consunta
ti guardi nella penombra
toccandoti appena i capelli bianchi
con un pizzico di antica civetteria
accettandoti infine come sei

ed io in silenzio ti vedo madre
indifesa come una bimba
come una donna anziana
grandiosa per le tante battaglie
con i tuoi occhi buoni e pazienti
ti vedo in silenzio
incapace di restituirti gli anni
i momenti
 

 * * *

il vento
quello che ti dicevo
quello che porta la primavera
il salmastro del mare
ma sempre docile
come il sole di fine aprile
che illumina gli alberi
già colorati di verde
nei verdi contro il cielo
 
 * * *

ritrovai nel cruscotto della macchina
una rosa seccata della tua passata
che avevi per la prima comunione figlia

un sicuro avvertimento
della crudeltà del tempo
che allora non seppi cogliere
 
 * * *

gli angoli dimessi degli operai
dove facevano merenda
e fumavano una sigaretta
fra le macchine oleose
i bagni in comune
le stanze sovraffollate per spogliarsi

il reparto di lavoro
fra i veleni e l’alienazione
per un pezzo di pane a casa
con il sorriso obbligato
 

 * * *

si camminava ragazzi innamorati
per le strade della città
guardando e giudicando a destra e a manca
quasi che fosse tutto nostro

non avevamo invece niente
si andava però felici
ricchi del nostro amore
e di tutto il tempo a venire

 

 

 


 
1996


ho visto disegnata
nella voce rotta dall’emozione
negli occhi umidi
di un amico canuto
nell’assurdità della domenica festaiola
nella precarietà che mi ha invaso
nel gelido che ti prende

ho rivisto disegnata la morte
la morte improvvisa di sua moglie
la morte
 
 * * *

ho cercato di cogliere le foglie
che cadevano dagli alberi
dai platani lungo il marciapiede
nelle strade grandi di periferia
le foglie di questo ottobre
che si staccano e ondeggiano
nell’aria umida ma non ancora fredda
sospinte dal vento

ho cercato di cogliere i giorni
che cadevano dal cielo e si infittivano
perduti nell’archivio della memoria
i giorni di questo ottobre
che si staccano e ondeggiano
nell’aria umida ma non ancora fredda
sospinti dal vento
 
 * * *

ci sono uomini
che subiscono ogni sopruso
sia nel lavoro
quando lavorano
sia nel sociale
sono uomini che sanno stare composti
in una protesta silenziosa
piena di dignità

soffrono e muoiono
ma non si piegano
li vedi al margine di ogni contesto
umili e poveri
ma sono molto più grandi
sono molto più forti
dei loro oppressori
 
 * * *

nell’anonimato della mensa del lavoro
nei cibi un po’ uguali
nei discorsi convenzionali
mangio a fine pasto
il pane con la mela
come facevo da ragazzo
nei pomeriggi del collegio

il pane e la mela
memoria e gratificazione
oggi come allora
bacio intimo della natura
nel grigio del tempo imposto
 
 * * *

mi ero ripromesso il paese
la vita quieta
il pane buono del fornaio
le passeggiate della campagna intorno
le ore lente scandite dal duomo
una pace interiore

invece la città mi prende
con i suoi impegni obbligati
con i suoi rumori e i suoi veleni
con il pane gommoso del supermercato
le passeggiate che non puoi fare
le ore accelerate che ti sfuggono

 

 

 


 

1997


nella piccola casa popolare
i semplici mobili disuguali
e il lavoro di servitù
negli alloggi dei signori

eppure era la “casina”
rifugio di tante giornate alle “intemperie”
per te che eri sola
e il sogno di una casa vera
con il bimbo cresciuto a vegliare

ironia della sorte
gli ultimi anni
troppi anni del tuo tempo
trascorsi in un ricovero per malattia
fra tanti sconosciuti
nel dolore di chi
è al tramonto
 
 * * *

a marzo le gemme e i butti delle piante
nel sole ancora morbido della campagna
si rinnova l’inno alla vita
ed anche gli uomini
che vengono dal letargo televisivo
e dal lavoro totalizzante
rispolverano la bicicletta
e si spingono nelle zone limitrofe
in una libertà controllata
minacciata
 
* * *

percorro la strada del lavoro periferica
quella che costeggia i campi
con la bicicletta ostinato
come gli operai di una volta
controcorrente
contro il traffico che ruggisce nel centro
contro la frenesia e la competizione cittadina
schivo e lontano
come i papaveri al bordo di un campo
come lo sono tanti emarginati
che appaiono sconfitti
relitti della società
ma che forse sono i nuovi giusti

 


 
1998


il vento soffia gentile
e mi riporta il ricordo fresco
della tua voce
della tua buona azione

eravamo solo confinanti
alla terra collinare
con storie lontane
eppure sapesti essere altruista
m’insegnasti i segreti dell’innesto
la potatura dell’ulivo
manifestasti con la tua disponibilità
l’amore che hanno in dono le persone semplici

il vento soffia gentile
e mi riporta il ricordo fresco
della tua voce
nella tua assenza
sempre prematura
  
 * * *

al 92 di Borgo
ora c’è una sartoria
di due giovani
dove era un falegname
accanto un’anziana
con un piccolo alimentari
chissà chi prima di loro

tutti passano
come in un albergo
si alloggia per un periodo
nella casa di una certa strada

poi si cambia

si va via

si sparisce


 

 

FINE PUBBLICAZIONE  ANOMIA 1995-1998

                Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anomia (1999-2000)

 

 

 

 

"Anomia (1999 - 2000)" di Piero Simoni
luglio 2009 - ISBN: 978-88-7680-937-8

www.alettieditore.it

info@alettieditore.it

Aletti Editore - Via Palermo 29 - 00012 Villalba di Guidonia (RM)

 

 

Da "Anomia" (1999 - 2000), Aletti Editore

 

 

 

1999

 

volgevi l'angolo della casa di riposo

con la tua figura esile madre

il vento d'inverno pareva scuoterti

ma avevi un mondo dentro di te

 

io ti guardavo impotente

non avrei potuto per te

arrestare il tempo

 

mi rimane

ora che non ci sei più

ora che comprendo le parole i gesti

la tua immagine

nella mia solitudine

ogni volta più luminosa

 

 * * *
 

lo specchio

una volta testimone

della mia vanità

compagno quotidiano

e suggeritore dei miei colori

 

oggi impietoso giudice

marcatore inesorabile del tempo

segnato sul mio volto

sulla mia figura deformata

 

lo specchio

non scorge l'anima

racchiusa nel mio petto

farfalla luminosa

come allora

 

      

 

2000

 

venisti a riprendermi

quando ormai ero disperso

nelle infrastrutture pubbliche

e fu una gioia immensa

l'approdo a un'isola

 

venisti ad amarmi

quando ero ragazzo

nel grigiore di quegli anni

e fu una gioia immensa

la scoperta di un mondo

 

venisti al mondo

quando ero uomo

negli anni del lavoro industriale

e fu una gioia immensa

l'infinito svelato

 

 * * *
 

le mie mani terrose

i vestiti di casa

il tempo scandito dal sole

la fatica sulle spalle

è così che vorrei fosse ogni giorno

 

non le mani del lavoro industriale

obbligatorio

né del lavoro d'ufficio

 

le mani terrose

alle radici della vita

vicine

 

 * * *
 

si infiorano le tombe

nella ricorrenza dei morti

poi tutto viene accomunato

tutto si disperde

 

si lascia nel cammino

l'orma di un passaggio

sull'erba nuova

 

 

FINE PUBBLICAZIONE ANOMIA 1999-2000                                                                    Inizio

 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anomia 2005

 

 

 

 

"Anomia 2005", di Piero Simoni
novembre 2008 - ISBN: 978-88-95880-12-9

www.editrice-leonida.com

leonidaedizioni@libero.it

Editrice Leonida - Via S. Nicola Strozzi n. 47 - 89135 Reggio Calabria

 

 

Da "Anomia 2005 ", Leonida Edizioni

 

 

il mare d'inverno

sempre solo

sarà il compagno dei miei giorni

di questi anni della china lavorativa

amico di tutta la mia vita ancora

a guardarlo negli occhi

stringerlo in un abbraccio

anima con anima

 

 * * *

 

il mare lievemente increspato

così trasparente e lucido

da far vedere chiaro

il fondo alla riva

 

il mare di cristallo

ha forse in sé il segreto della vita

così limpida nei suoi contorni

così colorita e fragile

 

 * * *

 

nei collegi prima

a bordo delle navi poi

negli stessi lunghi anni industriali

io mi guardavo vivere

come fossi stato lì per caso

fuori luogo

 

solo alla terra

ho trovato familiare

stare con gli alberi

parlare con il cielo

 

 * * *

 

in collegio

sentivo parlare sempre i compagni

di un loro paese

avevano dopo le feste i dolci

un'aria misteriosa

di un mondo diverso

 

da adulto ho scoperto il paese

l'ho fatto mio

ed anch'io oggi

mi porto

nelle vie chiassose della città

il segreto di un'aria

 

 * * *

 

compagno di scuola lontano

bruciato dall'asfalto

per una festa serale del sabato

allegra e un po' stordente

per la giovane età

per la rivalsa contro i genitori

e tutto il mondo

inquieto forse per natura

bruciato sull'asfalto

all'alba dei tuoi anni

 

 

 

FINE PUBBLICAZIONE  ANOMIA 2005                                                                            Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anomia 2003°

 

 

 

 

"Anomia 2003°", di Piero Simoni
ottobre 2008 
www.tetiedizioni.it

tatiedizioni@yahoo.it
TA.TI Edizioni - collana I Gatti

Via Silvio Pellico, 32 - 22070 Limido Comasco (CO)

 

 

Da " Anomia 2003°", TA.TI Edizioni, collana I Gatti

 

 

scompare a poco a poco

l'azzurro del mare

confuso nel buio della sera di febbraio

 

rimangono i lampioni

e le navi in rada

nel silenzio

 

* * *

 

guardo il pullman

che prendevi ogni volta per me

la tua figura malferma fra la gente

i tuoi capelli bianchi madre

a quindici anni dall'evento

guardo il pullman

andar via

 

 * * *

 

le macchine dell'impianto industriale

che hanno lavorato per anni

costituendo il pane

ma anche il dolore e la nenia degli operatori

vengono infine rottamate

 

gemendo e perdendo liquidi

dalla benna che le aggancia

le scuote e le solleva

sezionate già dal cannello

incassate poi su un camion

portate via

 

 * * *

 

nella zona industriale

rimane compressa l'ultima casa di contadini

stonante

nella geometria lineare della razionalità

vuota e abbandonata

recintata come un animale ferito

ancora in piedi per chissà quale pendenza

teatro un giorno di sentimenti

e di altra vita lavorativa

 

quelli dell'efficienza

della produttività e della lampadina al neon

che ne sanno della luce del sol

 

 * * *

 

so di gente

tornata in campagna

per amor della terra

in piena efficienza

morir poi per un male alle ossa

altri per un male al retto

ancora per il sangue malato

tutti anzitempo

sì da costellare la nostra via di campagna

in una memoria cimiteriale

con noi e chi è rimasto fortunati

occupati a tirare avanti

 

 

 

 

 

FINE PUBBLICAZIONE  ANOMIA 2003                                                                         Inizio

 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANOMIA da 2006

 

 

 

 

"ANOMIA da 2006" di Piero Simoni

Edizioni Universum   giugno 2008

Via Italia 6   Rocca di Caprileone (ME) 98070

edizioni.universum@virgilio.it

 

 

 

i platani della via di campagna
così ordinati e maestosi
nei giorni e negli anni
pazienti

 

 * * *

 


per consuetudine
per il piacere di avervi
colorati e cinguettanti
vi mettemmo in gabbia
nella nostra casa

 

ho capito dopo

l'assurda prigione

in cui vi avevamo relegato

ho sentito dopo tutto il male

per avervi tolto nel volo

il cielo

 

 

 

 

FINE PUBBLICAZIONE  ANOMIA DA 2006                                                                     Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

AL PAESE

 

 

 

 

"AL  PAESE" di Piero Simoni

stampato nel mese di gennaio 1980 con ciclo proprio

 

 

 * * *


i portoni di legno

 

 

 

 

nei muri pietrosi

 

 * * *

 

e il pane caldo e odoroso

anche a mezzogiorno

 

 * * *

 

fra gli ulivi

 

 

 

 

e i cipressi

 

 * * *

 

quando si fa visita a qualcuno

viene offerto un bicchiere di vino

 

 

 

 

(in città invece

è un bicchiere di cognac)

 

 * * *

 

il freddo la sera

e le spesse coperte

 

(in posizione fetale)

 

 * * *

 

 

 

 

FINE PUBBLICAZIONE  AL PAESE                                                                            Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I sassi che raccolgo

 

 

 


 

 

"I sassi che raccolgo", di Piero Simoni

Edinord, I libri di Adige Panorama - n.18, 1976

via Druso 25/b/15 - 39100 Bolzano

 

 

Da "I sassi che raccolgo",  Edinord, III premio "Città di Bolzano 1976" 

 

 

le mani e il naso sporco

in fondo alle scale bambini

quasi sempre ostruivano il passo

la luce dei poveri

sui muri dei poveri

spiava disegni osceni

dal pianerottolo grida

dalla porta accanto odore di vecchiezza

i bottegai di sopra

la bimba dell'ultimo piano rimasta incinta

le pile sempre colme di panni e di donne

 

ora sto in un palazzo senza voci

con scale sgombre

con muri puliti

l'aria è profumata

e non succede niente

proprio niente

a nessuno

 

* * *

 

se fossimo tutti bambini

giocheremmo agli indiani

ai corridori

penseremmo ai dolci di natale

ai giocattoli della befana

ci picchieremmo senza cattiveria

e non avremmo sconfitto le malattie

né la vecchiaia

né la morte

ma l'odio sì

e la guerra

e tutto il male dell'uomo

 

ed avremmo illusioni quietanti

 

 * * *

 

io ti guardo albero vecchio

i molti rami secchi

le ultime foglie scolorite

il tronco marcato dal tempo

ti guardo e penso a me

a quando avrò le mani avvizzite

il passo rigido

lo sguardo senza fantasia

 

per quel giorno

dammi una mano vento

a scacciar lontano i ricordi più belli

perché non mi par

di aver abbastanza coraggio

 

   

 

 

 

 

FINE PUBBLICAZIONE  I SASSI CHE RACCOLGO                                                             Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il mio ex-libris

 

 

 

Nasce dal manoscritto eterno abbraccio scritta il 13 novembre 2009

 

 

 

 

 

Il perché del pennino ......

Scrivo le poesie con la penna a pennino e uso il calamaio "tradizionale", perché i tempi di scrittura sono così rallentati, consentendomi di pensare più a lungo, soppesando meglio le parole, indugiando sulle emozioni. 
Scrivo invece i racconti con la penna a sfera, la più semplice bic, per la velocità di esecuzione, dovendo estendere il pensiero ridondante che corre.

 

 

 

                                                                       Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                         

 

 

 

 

 

Buona navigazione !

inizio pagina

 

 

Segnala questo sito ad un amico
Introduci la E-mail del destinatario:

 

Copyright jkw.it -2006
Ultimo aggiornamento : 21 dicembre 2014

Contatti e-mail :  
      webmaster