Piero Simoni

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CRITICA

Presentazione a Pienza (Siena) - settembre 2012
Poeti e Novellieri Contemporanei 2011
Presentazione Villa Fabbricotti Livorno - ottobre 2011
"Il Centro", luglio - agosto 2011
Concorso Nazionale Garcia Lorca 2010
Piero Simoni, uomo e poeta
Poeti e Novellieri Contemporanei 2010
Il cappello
Antologia Piero Cervetti
Reading di poesia  Pisa  2010
i tigli nascosti
Poesie - Autunno 2008
Poesie 2007
Poeti e Novellieri Contemporanei 2009
La Nazione 27 marzo 2009
Anomia
Anomia 2003
Anomia 1995 - 1998
Poeti e Novellieri Contemporanei 2008
Anomia 2005
Anomia (1999 - 2000)
Al paese
I sassi che raccolgo

 


 

Presentazione a Pienza (Siena)
15 settembre 2012

 

Sala consiliare del Comune di Pienza
 M. Nosiglia - M. Mazzarino - P. Simoni - Fabrizio Fé (Sindaco) - Giampietro Colombini (Ass. Cultura)

 

www. comune.pienza.siena.it

 

 

Periodico del Circolo Culturale "Il Centro"
www.circoloilcentro-livorno.it

 

 

FINE PUBBLICAZIONE Presentazione a Pienza (Siena)                                                 Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poeti e Novellieri Contemporanei 2011

 

Golden Press - novembre 2011

www.goldenpress.it
info@goldenpress.it

Via Polleri 3 - 16125 Genova

 

Presente nell'antologia POETI E NOVELLIERI CONTEMPORANEI , edizione 2011 della Golden Press, con questa motivazione :

I versi dal respiro ampio e suadente, le riflessioni ora esplicite ed ora suggerite, gli accenni a situazioni narrative cosparse in lampi intermittenti che disegnano una o più storie e collegano tra loro i fili del pensiero, teso alla conquista di un mistero del tempo, delle stagioni, del fluire della vita da cogliere o anche soltanto osservare, con lo stupore cantato in parole scelte con cura, con una musica dentro che pare accompagnare chi legge; è la cifra poetica di Piero Simoni, o meglio, ciò che maggiormente colpisce il lettore della sua opera, il quale si trova da subito avvolto in un'atmosfera precisa - sublime quella iniziale della "posta centrale", emergenza del ricordo che vale una basilica, un monumento pagano che approda alla sacralità grazie all'immagine-memoria della madre - semplice ma affascinante punto di partenza, trampolino di lancio per il pensiero, per la rimembranza, per il sogno.

Alessandro Mancuso

 

FINE PUBBLICAZIONE Poeti e Novellieri Contemporanei 2011                                                Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Presentazione Villa Fabbricotti Livorno
Biblioteca "F. D. Guerrazzi"
14 ottobre 2011

 


Maria Mazzarino, Piero Simoni
 


Maila Nosiglia, Maria Mazzarino, Piero Simoni
 

Presentazione  Piero Simoni poeta di ogni tempo
Sala Badaloni - Biblioteca "F. D. Guerrazzi"
Villa Fabbricotti - Livorno -14 ottobre 2011

 

 


LA NAZIONE 14 ottobre 2011

 


Il Centro - novembre 2011
 

 

FINE PUBBLICAZIONE  Presentazione Villa Fabbricotti Livorno                                             Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Il Centro", luglio - agosto 2011

Periodico del Circolo Culturale "Il Centro" di Livorno

www.circoloilcentro-livorno.it
Anno XI - n° 113

"Una nuova dimensione letteraria", articolo di Maurizio Piccirillo

Lo scorso 5 giugno, l'autore livornese Piero Simoni, ha ricevuto il secondo premio per la sua silloge poetica "Armonia". La cerimonia è avvenuta a Torino nell'ambito del concorso nazionale letterario Garcia Lorca organizzato dall'associazione culturale Due Fiumi.
Il poeta labronico è stato premiato con la seguente motivazione: "E' di questa silloge un costante, quieto affluire di onde liriche, compenetrante nella parola, di cui il verbo, spesso classicamente posposto, sottolinea il senso e l'emozione. Il connaturarsi di questi versi con motivi vitali, aspirazioni, meditazioni, compone un tessuto omogeneo, "melodia che all'universo mi fa armonia". L'esperienza, di cui riaffiora l'ora trascorsa, al momento ignorata nella sua portata vitale e alba di speranza: l'energia che provoca, la stessa del mare, "che volge il manto alla riva".
L'amare le cose essenziali, la realtà, quella che il poeta non modifica con la sua opera, quando la sua "sola parola si sfoglia". Pure, quella ricerca, che segue il segno misterioso dell'universo, è cibo che nutre la spiritualità di molti, perché densa di umanità.
Così la poesia è un dolce andare tra l'intercalare di figure, spazi, atmosfere, di vissuti, nell'implicita irrisolta domanda. Qui, il negativo dell'uomo evidenziato, non è volutamente vituperato con insito sdegno: si astiene dalla facile predica. Qui la parola fa riemergere la radice variegata del vivere; evoca immagini pregnanti, ma non genera poesia figurata. Torna spesso nelle composizioni la parola "canuto" che può sembrare, oltre che allusione al passato, evocazione di un simbolo di chiarore, quasi un rendere più limpida la partecipazione al tutto".
Motivazione che rende l'idea del messaggio intenso che Simoni ci ha da sempre trasmesso. Ma in questa occasione mi piace segnalare che il percorso letterario di Simoni, ha "virato" verso nuovi lidi, e qui giungo alla segnalazione dell'ultima fatica editoriale che lo vede impegnato nella pubblicazione "Il cappello".
Un libro di racconti edito dalla Zona Editrice di Arezzo, e che va inteso come un invito a ripercorrere il flusso della propria memoria, la quale ci restituisce un po' della nostra storia, un po' della nostra identità.
Dalla presentazione della quarta di copertina del volume riprendiamo: "In questo libro s'incontrano descrizioni in prima persona, costruzioni di personaggi riconducibili alla voce narrante, non significa però che siano autentiche, autobiografiche, anche se dalla vita quotidiana prendono più di uno spunto. Quello che risulta anche vissuto, in ogni caso, è stato presenziato più con il corpo che non la mente, per la naturale difficoltà che si ha di cogliere, in un evento della vita, tutte le implicazioni; solo dopo, a distanza di anni, vengono percepite nella loro interezza, caricandole di nuove figurazioni, distanziandole da un discorso puramente memoriale, sino a far diventare "l'immaginazione" verità, la sola forse che conti veramente".
Non c'è che dire, ancora una volta Simoni ci stupisce e ci incuriosisce con questo suo nuovo percorso narrativo che consiglio di scoprire e che ci conquisterà. Complimenti!

Maurizio Piccirillo

 

 

FINE PUBBLICAZIONE "Il Centro", luglio - agosto 2011                                                   Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Concorso Nazionale Garcia Lorca 2010
XXI Edizione

 

Motivazione del 2° premio - Sezione A - SILLOGE INEDITA
"ARMONIA" - Piero Simoni

 



E' di questa silloge un costante, quieto affluire di onde liriche, compenetrate nella parola, di cui il verbo, spesso classicamente posposto, sottolinea il senso e l'emozione.
Il connaturarsi di questi versi con motivi vitali, aspirazioni, meditazioni, compone un tessuto omogeneo; "melodia che all'universo mi fa armonia". L'esperienza, di cui riaffiora l'ora trascorsa, al momento ignorata nella sua portata vitale e alba di speranza: l'energia che provoca, la stessa del mare, "che volge il manto alla riva". L'amare le cose essenziali, la realtà, quella che il poeta non modifica con la sua opera, quando la sua "sola parola si sfoglia". Pure, quella ricerca, che segue il segno misterioso dell'universo, è cibo che nutre la spiritualità di molti, perché densa di umanità.
Così la poesia è un dolce andare tra l'intercalare di figure, spazi, atmosfere, di vissuti, nell'implicita irrisolta domanda. Qui, il negativo dell'uomo evidenziato, non è volutamente vituperato con insistito sdegno: si astiene dalla facile predica. Qui la parola fa riemergere la radice variegata del vivere; evoca immagini pregnanti, ma non genera poesia figurata.
Torna spesso nelle composizioni la parola "canuto" che può sembrare, oltre che allusione al passato, evocazione di un simbolo di chiarore, quasi un rendere più limpida la partecipazione al tutto.

Rina D'Alessandro

 

 

 Torino - 6 maggio 2011

 

Il Foglio volante - Ottobre 2011
edizionieva@libero.it
Edizioni Eva
via Annunziata Lunga 29 - 86079 Venafro (IS)

 

 

FINE PUBBLICAZIONE Concorso Nazionale Garcia Lorca                                               Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piero Simoni, uomo e poeta

 

"Al bridge con l'autore", presentazione Casermetta di Porta Santa Maria, Associazione Culturale "Cesare Viviani" Lucca  (23 marzo 2011)

 

invito


 

presentazione





 

 

 

 

Piero Simoni e Vittorio Baccelli
Lucca, 23 marzo 2011

 

Sulla motivazione poetica
di Piero Simoni

Ci sono varie interpretazioni della poesia, così come della scrittura narrativa; mutevoli sono anche le ragioni personali. C'è chi le dà un connotato di veridicità, il così detto filone realistico, poi il neorealismo, diverso da esso il realismo magico; vi è la poesia simbolista e quella fantascientifica, quella surreale, filosofica, introspettiva, politica, di impegno civile, religiosa; numerose quante le ragioni dell'uomo che si esprime come meglio crede, facendo una scelta, seguendo anche il suo periodo storico. Una corrente segue l'altra ed anche ritornano, rimanendo costante il bisogno dell'uomo di esprimersi, di affermare la vocazione artistica e con essa la presenza sulla terra. Quali siano dominanti, fra questi filoni,è un po' riduttivo, ognuno ha senso nel suo tempo, quello che conta, se mai, è che ci sia autenticità di espressione e non manierismo, speculazione; la poesia deve scaturire dall'anima. Certe scelte che si fanno sono obbligate, dettate dai tempi, altre volte scaturiscono dal bisogno interiore, come espressione di un qualcosa che già era all'origine con noi, era già nato insieme a noi. Non si può sfuggire al nostro destino, forse lo si può comprimere, se operiamo "contronatura", ma esso, in parte, in qualche forma, si rivelerà, pena lo sbandamento, lo squinternamento della persona che si allontana dalla sua essenza, finendo per essere, probabilmente, un disadattato.
Occorre del tempo, agli inizi, per capire in quale direzione operare, se si ha la vocazione artistica; cosa abbastanza comune, solo per certuni molto accentuata da dover, per forza, essere "diversi". La fase di presa di coscienza della propria identità può essere lunga e travagliata, alla fine però si fa una scelta di campo; è necessario schierarsi per operare, varranno, da quel momento, i contenuti.
Ho sentito fin da ragazzo qualcosa esplodermi dentro ed intuito che avrei scritto negli anni della maturità, per questo i miei occhi hanno cominciato a guardare, la mia mente ad incorporare, come se di ogni cosa dovessi prendere visione, partecipando per meglio esserne consapevole, il tutto per un'analisi, una riflessione, che si sarebbe risolta nell'espressione artistica, prevalentemente nella scrittura, con la poesia in ruolo primario e di più alta autenticità. Ho così vissuto come un reporter dell'anima, in ogni luogo consapevole di essere presente, ma anche testimone, che avrei poi ricucito in silenzio la trama della mia presenza. E' così  che nella mia scelta di campo mi sono trovato ad interiorizzare sempre più l'osservazione, ritenendo che lo scandaglio spirituale della vita individuale costituisse un percorso importante, di comune interesse all'intera comunità, avvincente nel suo avvicinamento al mistero, sublime.
Durante il periodo lavorativo di tipo industriale, la sensibilità artistica, non certo astrusa dalla realtà che stavo vivendo, si è espressa per intuizioni, osservazioni minimali, lampi, e non poteva essere diversamente dato il forte coinvolgimento esterno, lo scarso tempo di raccolta al ritmo interiore; non sono mancati però gli accostamenti essenziali all'esistenza, con tutte le implicazioni della vita, trattate brevemente, ma forse, per il carattere spoglio, con sufficiente incisività. In questo ambito le poesie raccolte nei vari testi di "anomia"sono indicative, con i temi dei giovani, del mondo del lavoro, gli anziani, i bimbi, l'amore, ecc... . Dicevo lampi, perché in effetti erano folgorazioni, attimi, che mi lasciavano attonito, ed io, diligentemente, annotavo e riportavo come fosse un diario poetico, per lunghi anni. Una esperienza di meraviglia che, se anche nel contesto pubblico e produttivo mi ha fatto soffrire per la diversità patita, ha regalato una visione particolare della stessa vita, arricchendomi, illuminando il percorso.
Con "poesie - autunno 2008" vi è il tratto di congiunzione fra il "prima" e il "dopo" della mia produzione poetica; in questo libro infatti, che è solo indicativo rispetto a quanto sviluppato, l'osservazione è un po' più estesa, analitica, memoriale, inglobante quelli che io definisco, ricordando Saba, i personaggi. L'aderenza a episodi, a soggetti incontrati nella vita quotidiana, è evidente, qui c'è la storia individuale recuperata per immagini, emozioni, umane conoscenze; il mondo del lavoro è ancora fortemente presente, data anche la vicinanza temporale, per cui la visione è ancora squisitamente terrena: lacci e laccioli della mente sono ancora vivi e presenti, così come l'odore dei fumi della combustione industriale. Il testo nella pagina si è allungato, le figurazioni espresse offrono maggiori dettagli, perché dall'emozione pura si è passati all'evocazione, che dà un'altra emozione, di tipi intellettuale, non umorale, fisica. Debbo dire che questo libro ha anche un connotato sperimentale, in quanto, nella sua realizzazione, mi sono posto su una linea di pensiero che contemplasse la figura del "poeta" sempre presente nella quotidianità, cioè , se uno è poeta, è poeta per sempre, il suo modo di vedere avrà una angolazione particolare, così il suo sguardo su uomini, cose ed eventi, si colorerà di questa sua luce. Un poeta è per sempre, non solo quando si accinge a scrivere, ecco che l'incedere dei giorni, con i pensieri, le riflessioni, si fa puntuale, serrato, come è la presenza nel vivere comune. Gli argomenti sono i più disparati, quelli che coinvolgono tutti ogni giorno, è il corso della vita che entra dentro di noi, impregnando il nostro animo. Non sono poesie sparse, recuperate per temi similari o facenti capo ad un periodo particolare, sono poesie quotidiane, che rispettano la cadenza temporale giornaliera: l'espressione di chi non fa il poeta per abnegazione, per esercizio, ma è poeta in carne ed ossa, ogni ora e ogni istante.
Distanziato ancora di più il tempo dal periodo industriale, lungo e per certi versi devastante, anche se recuperato come fonte di ricchezza e aderenza alla realtà per la memoria, l'analisi, la riflessione poetica si è fatta lunga, pienamente estesa, secondo la gestione ampia dei propri sentimenti dovuta alla maturità, al tempo ora rallentato, utile per sostare nei meandri dell'anima, dalla distanza che appunto intercorre con i vincoli sociali. Pagato il debito pubblico ora ci si può avventurare nell'infinito cosmo delle percezioni individuali, che ci fanno emblema dell'umanità intera, con la nostra presenza sulla terra. Da questa solitudine, in un rinnovato esercizio della mente, il pensiero affronta la condizione esistenziale, il rapporto con i propri simili, le origini della percorrenza, la destinazione morale e spirituale; l'universo entra in gioco e pone il suo punto di domanda, la vita non è soltanto quella utilitaristica del soddisfacimento dei bisogni, c'è qualcos'altro che preme, ci coinvolge, a cui siamo chiamati a dare risposta: le ragioni dell'essere e la sua dimensione nello spazio e nell'infinito. Una risposta che non ha un carattere religioso, ma di uomo nel contesto, al di sopra di una risoluzione filosofica.
In questo senso "i tigli nascosti" sono l'espressione poetica calzante, questa produzione, anche qui maggiore del testo pubblicato, sancisce la visione pacata e globalmente estesa di una riflessione che si fa forza della maturità ulteriore raggiunta, direi totale, per la connotazione del "tempo globale" che la sostiene, e le nuove percezioni che esso comporta.
L'universo ora è più vicino, entra nella sfera dei pensieri, nella quotidianità di ogni giorno, lo sguardo si eleva al cielo e fra le nuvole scorge qualcosa, il sole quasi estende il suo braccio sollevando, c'è una sensazione astrale mai prima conosciuta, si è quasi staccati dal suolo, si comunica mentalmente, segretamente, con le stelle, si è parte di esse, si nuota nel cosmo in una festa, in un coro, che è inno alla vita.
Noi ci siamo, partecipi del tutto, legati, vincolati agli elementi dello spazio, come particelle infinitesime, ma presenti, l'umanità intera proiettata nell'infinito: un miracolo di presenza, noi, il privilegio di esserci, costituenti la storia del globo, la nostra terra, ma nell'insieme di tutti i sistemi. Non apparteniamo solo a noi stessi, siamo parte del tutto, nell'universo il nostro ruolo non è neanche banale, costituiamo la vita dell'umano, specie vivente simile ad altri animali, ma dotato di coscienza, di pensiero, che può guardare l'intorno e capirlo, se non con le armi della scienza, con l'intuito della poesia. Nel globo che gira sul suo asse e intorno al sole, nella propria ellisse, con le nostre case in agglomerato di convivenza, con i nostri amori e conflittualità particolari, le nostre ingiustizie e guerre, l'assurda devastazione di quello che a giusta ragione si può ritenere un paradiso terrestre, noi ci stacchiamo, elevandoci nello spazio aereo e nell'infinito, noi siamo anche quella parte spirituale che rende conto solo a se stessa e al tutto, noi siamo anche altri da noi stessi, siamo di più. L'energia che ci deriva, la forza di movimento, non scaturisce solo dal nostro sangue, dai nostri muscoli, ma dallo stesso sole che è nello spazio, i suoi raggi ci scaldano, ci svegliano, illuminano il paesaggio, danno vita alla natura che ci sostiene, ci nutre ed è compagna: viviamo per ciò che dall'alto ci deriva. Senza il sole non ci sarebbe vita, non ci saremmo, l'esistenza quindi ci viene comandata da un qualcosa che è superiore, noi come entità del tutto, non come corpi estranei, non possiamo infatti fare a meno di essere vincolati all'universo, di essere parte integrante dell'infinito. Che non si riesca ad inquadrare la nostra "posizione" fra i sistemi dello spazio, non significa che essa non esista, che non sia vera; i nostri limiti di pensiero, di orizzonte, ci impediscono di posizionarci, di collocarci, ma noi siamo in volo, sospesi, nel contesto altro che poco ha a vedere con la materialità quotidiana. Le distrazioni di ogni giorno pare che ci allontanino dal cosmo, ma siamo figli del tutto, piccole foglie di una quercia secolare, mutevoli ad ogni stagione, rinnovabili certo, ma tutti presenti nell'unico ceppo, dall'unica linfa legati. Forse il viaggio nell'universo è appena iniziato, esso si specchia, si riflette nell'anima, penetrando in essa, andando alla ricerca di ogni angolo riposto, con attenzione e partecipazione, si può meglio definire lo "spazio" che ci circonda; occorre del tempo, una vita intera, una disposizione d'animo particolare, quasi uno spirito d'avventura, coraggio; non è escluso il raggiungimento della meta, non è esclusa la risoluzione dell'enigma, ognuno deve porsi il problema della sua superiore esistenza, ognuno deve porsi in cammino per affrontare il "viaggio interiore".
Rinunciare a questo significa perdere l'occasione di una magnifica configurazione, di una esaltante conoscenza ed esperienza, rinunciare significa letteralmente rimanere a terra, confinati solo nel nostro particolare, in una dimensione soltanto utilitaristica. E' vero che la vita umana offre inestimabili bellezze, vedi l'amore, i figli, lo stesso ambiente naturale che ci circonda, ma il tutto può essere inquadrato ed elevato all'ennesima potenza se posti in relazione al cosmo tutto e all'infinito. Forse la conoscenza dell'anima è ancora molto scarsa, come ancora poco si sa dello spazio, la luna, così vicina a noi e ancora non presidiata stabilmente dall'uomo; dovranno passare ancora secoli per raggiungere scoperte più qualificanti, veramente migliorative della vita degli uomini; altrettanto tempo perla scoperta più dettagliata dell'anima, anche se ha un connotato infinito e quindi non completamente conoscibile. Per il momento non resta che un percorso individuale, con i mezzi della propria capacità intuitiva, la nostra sensibilità, coadiuvata dalla disponibilità della ragione, del vivere quotidiano, per raggiungere, con la dote che pensatori e poeti ci hanno fatto, regalandoci già la risoluzione di una parte del cammino, quella dimensione che ci ponga in relazione con il tutto, ciascuno al suo grado di raggiungimento, comunque in armonia con il creato, felici di esserci nel firmamento, foglia del miracolo della natura, fra le mille e mille di ogni stagione, nell'unica quercia secolare.                               

Lucca 21 marzo 2011

(tratto dalla presentazione "Piero Simoni, uomo e poeta", Casermetta di Porta S. Maria delle Mura Urbane, Lucca, Associazione Cesare Viviani, 23 marzo 2011)

 

Mensile "Il Centro", anno XI - n° 111, maggio 2011


 

 

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Poeti e Novellieri Contemporanei 2010

 

Golden Press - ottobre 2010

www.goldenpress.it
info@goldenpress.it

Via Polleri 3 - 16125 Genova

 

Presente nell'antologia POETI E NOVELLIERI CONTEMPORANEI , edizione 2010 della Golden Press, con questa motivazione :


Due prose divertenti e interessanti, quelle presentate da Piero Simoni nella presente antologia. qualcosa a metà tra il racconto a margine e il trattatello gustoso. L'immagine poetica e fulgida di un antico orologiaio che sfida i tempi odierni, apparentemente così avversi alla sua professione, e una lunga disamina ragionata sui cappelli, indumenti più o meno ornamentali, tanto da mettere a diretto contatto la vista immediata con la complessa personalità di chi vi sta sotto. La scelta non è facile e soprattutto non è mai scontata. Se al cappello corrisponde l'individuo, poi, c'è anche spazio per un finale di prosa enigmatico e profondo...

 

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Il cappello

Il cappello   raccolta di racconti

 

 

 

Collana Zona Contemporanea

Editrice Zona 2011 - ISBN 978-88-6438-194-7

via dei Boschi 244/4 loc. Pieve al Toppo

52041 Civitella in Val di Chiana - Arezzo

tel/fax 0575.411049

www.editricezona.it - info@editricezona.it

 

 

 

Nota dell'autore:

Nella lettura si incontrano descrizioni in prima persona, costruzioni di personaggi riconducibili alla voce narrante. Non significa però che siano autentiche, autobiografiche, anche se dalla vita quotidiana ho preso più di uno spunto. Quello che risulta anche vissuto, in ogni caso, è stato presenziato più con il corpo che non  la mente, per la naturale difficoltà che si ha di cogliere in un evento della vita, tutte le sue implicazioni; solo dopo, a distanza di anni, le ho percepite nella loro interezza, caricandole di nuove figurazioni, distanziandole da un discorso puramente memoriale, sino a diventare "l'immaginazione" verità, la sola forse che conti veramente.

p.s.

 

 

 

Motivazione della giuria del Premio "L'incontro", narrativa, 2010

 

 

 

 

"Raccolta di prose intrise di lirismo, che intrecciano memorie anche minimali, percorsi di esistenza e figure appena accennate, trasfuse nel ricordo, belle di una vaghezza che sa di tempo, di presenza interiore, di gioielli personali custoditi con cura, nel cuore, per decenni. Raramente indulgente alla narrativa, l'opera è carica di una passione sussurrata, non meno forte di quanto sia discreta la sua emersione di fronte all'evocazione di oggetti, luoghi, momenti e persone."


25 settembre 2010

 

 

e-mail di Fabrizio Cuneo a Piero Simoni del 18 maggio 2011

 

Caro, carissimo Piero,

Non mi hai ingannato nemmeno per un momento. Ho letto, alle tre di mattina, combattendo un incipiente raffreddore, qualcuno dei racconti che fanno parte dell'ultima tua opera che mi hai regalato, "il cappello", appunto.

Ho ritrovato, racconto dopo racconto, quel poeta che conosco ormai da tempo e che, anche questa volta, non mi ha deluso per nulla!

ti confesso che, ammiratore devoto della tua poesia che conosco bene e apprezzo profondamente per l'onestà intellettuale e l'umanità che la contraddistingue, ho avuto quasi paura nel prendere dalle tue mani questo ultimo dono. Ho temuto che anche tu potessi essere stato preso  da questa sorta di malattia collettiva per cui ormai tutti scrivono, tutti pare abbiano qualcosa da dire, tutti abbiano qualche messaggio da mandare, non si sa bene a chi, in questo mondo di frettolosi disattenti divoratori di vita. No, mi sono subito accorto che sei ancora tu, fortunatamente del tutto presente nella tua integrità, sospeso dal suolo mentre osservi il terreno pieno di umane semplici miserie quotidiane che ti scorre sotto nel tuo volo. Grazie. Come sempre, di tutto! Grazie per quei vari Franco o Umberto dietro ai quali mi piace pensare si nasconda il mio amico Piero. Grazie per non avere nemmeno per un istante abbandonato la poesia. Ti ho ritrovato puntualmente  nei quadretti rapidi e sapidi, negli spaccati di vita quotidiana, nel ricordo sempre dolce di tua madre, nei tuoi sguardi stupiti da bambino e nelle semplici oneste paure dell'adulto che si sente piccolo di fronte alla vita. Ho ritrovato nel cane Buck la stessa vibrazione che mi ha dato il tuo saluto poetico al tuo cane nero, amico di lunghi anni che hai salutato per l'ultima volta nel corridoio, prima di dirgli addio e mi sono commosso per quel bambino che per correre verso il camion di latta rossa lascia per strada le sue seme. Questo mi ha fatto pensare che anche noi, nella vita di tutti i giorni abbandoniamo le semplici cose preziose che abbiamo per irraggiungibili  miraggi che ci abbagliano e ci illudono.

Ora mi accingo a continuare la lettura e farò probabilmente l'alba con le tue parole. Spero però di non finire il libro per poterlo ritrovare domani sera con un altro scampolo della tua "poesia in prosa", per ancora qualche tempo di onesta commozione.

Grazie, ancora, di tutto.

Fabrizio

 

 

 

e-mail di Maria Mazzarino a Piero Simoni del 3 giugno 2011 (00:46)

 

Caro Piero, a quest'ora della sera mi piace l'idea di mandarti un pensiero che da diversi giorni mi occupa a proposito del tuo libro "Il cappello".

Ha ragione il tuo amico Fabrizio che ti scrive delle parole belle e profondamente vere. Il tuo libro di piccoli racconti, notazioni, memorie e intimi pensieri è molto bello. Tu scrivi in prosa con la stessa fluidità con cui componi i tuoi versi, con la  medesima carica emotiva, ma anche con una compiuta facilità e talvolta con una vena di garbata ironia. Scrivi di cose e di persone che in pochi tratti rappresenti perfettamente, di situazioni comuni a cui sai conferire uno speciale colore e dici pensieri che "fanno compagnia". Il tuo libro fa appunto compagnia, non per il breve momento della lettura, ma perché, dopo aver letto alcuni racconti, così tu li chiami, rimane in me una eco del tuo dire, una eco che richiama memorie della mia vita e determina uno stato di gradito abbandono all'intimità dei nuovi pensieri su cose passate o su momenti presenti vissuti magari troppo in fretta.

E' davvero una bella raccolta di tante cose, una raccolta che hai saputo licenziare ed offrire con semplicità e sapienza. E ancora una cosa voglio dirti: quella giovinezza che richiami in tante pagine e che caratterizza anche lo stile del tuo raccontare, è sempre nei tuoi scritti che, nonostante il libro raccolga brani che vanno dal 1978 al 2010, non presenta mai stacchi o cesure, quasi che mai vi sia stata in te un'interruzione nella vena narrativa e nella creatività. Ne riparleremo insieme se vuoi. Un caro saluto. Maria

 

 

 

 

 

SFOGLIA IL TRAILER  -  IL CAPPELLO

http://www.zonacontemporanea.it/ilcappello.htm

 

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Antologia Piero Cervetti

 

Tesseratto Editore - ottobre 2010 - ISBN 978-1-4461-6576-8
stampato a Séville (E) dalla Lulu.com

 

 Il Tirreno - 6 ottobre 2010 (Lucca)
 

 

 

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Reading di poesia  Pisa  2010

 

La Nazione - 14 giugno 2010 (Pisa)

 

Reading di poesia - Pisa 16 giugno 2010

 

 

 

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i tigli nascosti

 

Premio Letterario LA MOLE Torino 2010

La giuria della XXVI edizione del Premio letterario "La Mole" composta da Piero Cazzola (presidente), Elettra Bianchi, Lorenzo Masetta, Ettore Mingolla e Angelo Mistrangelo, esaminati gli elaborati delle due sezioni "poesia singola" ispirata alla Sindone e "raccolta inedita di liriche", ha provveduto quanto segue:
Per la sezione "Silloge inedita", dopo una prima selezione, ha scelto la cinquina con questi "finalisti": Ludovica Mazzuccato, Ada Negri Buttiglione, Stefania Raschillà, Edio Felice Schiavone e Piero Simoni.
Questa la "motivazione" dei finalisti: "Nelle poesie dei premiati appaiono motivi ispiratori di notevole ampiezza che illustrano problematiche relative alla società contemporanea, ai suoi valori etici e approfondiscono il sempre vivo e interessante mondo interiore dei sentimenti umani. La valenza poetica è apprezzabile in quanto congiunge la spontaneità del linguaggio a tecniche espressive ben possedute."

Vincitore di questa sezione, con diritto alla pubblicazione gratuita della raccolta: PIERO SIMONI da Livorno, con la silloge "i tigli nascosti", questa la motivazione per il vincitore "Le poesie di Piero Simoni trattano temi ispirati all'amore per la natura, per la propria terra e celebrano il senso spirituale che pervade l'universo.
L'autore, con delicata sensibilità lirica e notevole fantasia compositiva, propone il recupero dei profondi valori legati alle tradizioni e alla dignità della vita contadina, per giungere a un'etica di rinnovato umanesimo libero da imposizioni ideologiche e tecnologiche".

 

Rivista TALENTO 2/2010 (Torino)

 

Foto di copertina di Piero Simoni

i tigli nascosti
novembre 2010  ISBN 978-88-87362-93-0
Lorenzo Editore - Via Monza 6 - 10152 Torino
www.loredi.it

 

LA NAZIONE - 25 maggio 2010 (Livorno)

 

IL CENTRO   Anno X  n° 102  luglio-agosto 2010 (Livorno)

 

Torino  Cerimonia di premiazione LA MOLE 2010

 

Pensiero di Fabrizio Cuneo su "i tigli nascosti", di Piero Simoni, Lorenzo Editore 2010

Ho avuto la fortuna di conoscere Piero Simoni e di avere letto le sue poesie fin dalle prime che riportano  il tempo indietro di decenni...
tutte hanno aperto per me un sipario di piacevolezza, tutte hanno saputo, fin da subito, parlarmi un linguaggio familiare e condiviso, di tutte mi sono sentito "tifoso" già dalla lettura del primo verso.
Ultimamente con la solita semplice generosità, Piero mi ha fatto omaggio di una copia del suo "i tigli nascosti" che ha recentemente vinto una importante manifestazione letteraria in Torino. Ho letto il libro con desiderata lentezza ed ho scoperto, pagina dopo pagina, qualcosa di nuovo, qualcosa che da subito mi ha parlato un linguaggio che mi è parso, per qualche verso, innovativo. Ho impiegato qualche giorno per assaporare completamente la lettura e formulare quelle considerazioni che mi sovvenivano da un profondo  che era stato toccato da una lettura avvolgente.
Ho rivisto, nella recente poesia di Piero Simoni, il paludamento regale con cui vestiva il Machiavelli nelle sue serate d'esilio quando conferiva con i grandi del suo tempo alla luce fioca della lanterna. Non ho potuto fare a meno di ripensare alla giornata di Leopold Bloom scandita da pensieri per immagini in un susseguirsi incalzante di riflessi, di scoppiettanti fiammate, qui di pura poesia, per descrivere atti semplici e fatti minimali del quotidiano. Non so perché, ma "vecchia sulla panchina del parco" mi ha ricondotto per mano alla "vecchiezza" detestata del Leopardi, e sono rimasto impressionato dalla forza poetica di moltissimi versi che solo Piero riesce a scolpire e rendere forti e veri come materia. Ho letto in sintesi una poesia colta, ricca di formule letterarie che solo pochi hanno il dono di usare con la dovuta forza espressiva raggiungendo lo scopo di scolpire nel mondo delle parole costruzioni che si ergeranno per sempre come alti grattacieli. Si, Piero Simoni dice: "mi sono appropriato del sole" ed io gli riconosco appieno il diritto a quella proprietà e lo ringrazio per quanto ha scritto e per quanto ancora scriverà.

Fabrizio Cuneo 

 

Recensione a "i tigli nascosti" di Elettra Bianchi sulla rivista TALENTO, maggio 2011, Lorenzo Editore

Lorenzo Editore
via Monza, 6 - 10152 Torino
info@loredi.it


 

La XXVI edizione del Premio Letterario "La Mole" città di Torino si conclude nel 2010 con l'assegnazione dell'ambito riconoscimento a Piero Simoni, livornese, autore della silloge "i tigli nascosti". Nella motivazione si riconosce all'Autore, già attivo con numerose pubblicazioni premiate in diversi concorsi, il pregio dell'attenzione rivolta al mondo della natura e alle tradizioni ancestrali che guidano non solo il singolo uomo ma la vita della stessa società in cui vive. Perciò l'Opera non si configura solo come tenero canto di ricordi e di sensibilità bucolica, ma come significativo apporto culturale in un clima storico sempre più tecnicizzato e omologato.
E' vero che da più parti si levano voci esaltanti l'ecologia, il rispetto del pianeta, il ritorno ai valori delle cose semplici e genuine, ma il più delle volte tali proclami, non riescono a nascondere il vano tono retorico, nei casi migliori, o l'incoerenza macroscopica quando provengono da persone legate ad interessi industriali o politici, tutt'altro che interessate all'ambiente. La voce della poesia, invece, riesce ad essere ancora, e secondo la scrivente lo sarà sempre, una voce pura, non assoggettata ad interessi di parte, parola libera, autonoma e perciò credibile e rispettabile. Ci sono "poeti" che non sono così liberi e puri? Certo. Ma non sono Poeti. Non è il caso del Nostro.
Piero Simoni scrive con genuinità, con trasporto ideale, non parla astrattamente, ma opera concretamente sul tessuto del suo vivere, fa conoscere luoghi, situazioni, alberi, strade, persone. Descrive il suo mondo, la sua casa. E quando qualcuno descrive la sua terra, la sua gente, gli umori del suo cielo e il gusto delle sue arie non fa dell'intellettualismo di maniera, non bacchetta nessuno, non cade nel moralismo da quattro soldi o nella deludente facilità del luogo comune.
Quando uno scrive così prima di tutto è un Uomo che parla ad altri uomini, e poi è un Poeta. Dalla lettura delle poesie di Simoni esce fuori un'altra novità, un valore quasi completamente eclissato e messo da parte dagli Autori dei nostri giorni. Mi riferisco al valore dello spiritualismo. Ci si richiama sempre all'esistenza materiale, all'essere sulla terra come elementi esclusivamente terrestri e destinati ad un ciclo vitale simile a quello degli animali o delle piante.
A parte il fatto che si potrebbero benissimo spiritualizzare zoologia e botanica ( la scrivente crede sia del tutto possibile), si può anche interpretare l'uomo come essere spirituale senza dover per forza incorrere nelle ire dei materialisti o degli atei. Questo fa, con delicatezza e senso lirico profondo, Piero Simoni: nella sua poesia circola una soffusa spiritualità che sentiamo gemere o cantare nelle piante, tra i timidi, riservati tigli del parco cittadino, che la fretta del passante trascura e umilia.

Elettra Bianchi

 

 

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Poesie - Autunno 2008

 

In copertina:  Luce - di Piero Simoni (2009)

Poesie - Autunno 2008
gennaio 2010 - ISBN 978-88-95880-42-6

www.editrice-leonida.com
leonidaedizioni@libero.it
Leonida Edizioni - Via S. Nicola Strozzi, 47 - 89135 Reggio Calabria

 

Introduzione di Enica Moscato a "Poesie - Autunno 2008", di Piero Simoni, Leonida Edizioni, 2010

 La poesia di Piero Simoni è il canto di un'anima che si nobilita nella scrittura, metodo d'evasione e luogo in cui raccontare il disagio esistente tra la propria voce interiore e il mondo esterno, così pervaso e tutto dedito alle leggi dell'economia, così lontano dai problemi della gente, dai problemi delle anime. Il poeta si pone in contrasto con tutto questo, con un'idea di progresso che non guarda in faccia nessuno, che spersonalizza e porta all'alienamento. Anche Simoni è in qualche modo un alienato, sì, ma nel suo voler vivere la vita senza lasciarsi costringere negli schemi costruiti da una società nella quale non si rispetta, vivendo alla luce di qualcos'altro di più profondo e valido, anche se ciò dovesse portarlo al contrasto profondo con la realtà urbana.
 L'attenzione del poeta è spesso rivolta alla natura, al voler fondersi con essa, al desiderio di sentirsi un elemento naturale allo stato puro. La natura è percepita come fonte di primitiva verità, è un essere vivente, è madre a tal punto che per descriverla vengono usate parole cariche di senso di umanità.
 L'autore guarda al mondo campestre come alla genuinità, al ritorno ad una vita fatta di essenzialità, quel senso dell'essenziale che sembra ormai andato perso perché i continui mutamenti della società ci ricordano che dobbiamo necessariamente adeguarci al nuovo, anche se questo sarà a sua volta sostituito da qualcos'altro in un tempo fulmineo.
 La realtà urbana viene invece percepita come antitesi al contesto naturale: quando la città si sovrappone alla natura questa sembra trasformarsi in un intralcio, è necessario dominarla e spesso distruggerla.
 Non mancano nella silloge riferimenti all'attualità, al terrorismo, ma soprattutto alla sofferenza umana, al disagio degli anziani in una società che li accantona in istituti sterili e li dimentica: nella logica del mondo contemporaneo il nuovo si sostituisce al vecchio senza soluzione di continuità, senza che a questo venga dato il giusto tributo e il rispetto per quello che è stato, per la parte di storia  che ha rappresentato.
 Tutto questo e tanto altro ci viene raccontato con la solita maestria che contraddistingue la scrittura di Piero Simoni. I versi sono limpidi e chiari, è facile calarsi nel mondo interiore di questo poeta e condividerne le emozioni, le sensazioni, i paesaggi, quasi riuscissimo anche noi a vederli con i suoi occhi.
 Tra i protagonisti della silloge riemerge inevitabilmente la realtà industriale dalla quale l'autore proviene, e il sentimento che non trova posto nella condizione di estrema sterilità che questa società porta con sé, arde nella silloge, nelle poesie del dolore per non aver capito la profonda sofferenza di un collega, nel rammarico per non aver percepito l'estremo bisogno d'amore di un altro conosciuto solo superficialmente. Questa è la coscienza di un uomo la cui sensibilità si ribella a questo mondo, un uomo che si sforza di dare il suo contributo affinché queste situazioni di abbandono possano essere arginate. E' l'impegno sociale di questo poeta che si esprime attraverso la scrittura.
 Perché anche noi crediamo ancora che il nostro impegno sociale e umano possa passare attraverso le pagine di un libro, e salvare il mondo.

Enica Moscato

 

Recensione di Pietro Puleo a "Poesie Autunno 2008", Leonida Edizioni, 2010

 Muoversi lungo un sentiero anomico non è mai cosa semplice; anzi, spesso serve una buona dose di arguzia.
 Piero Simoni, di certo, mostra le mani libere da impicci e dimostra, ancora, di aver percorso la sua voce interiore. Il narrarsi attracca al molo di speranze nascosto dall'agglomerato industriale, e la voce si fa pesante e amplificata. In quasta sua raccolta, megastore poetico acre e maturo, si delinea un tracciato mutevole di realtà, più che di sensazioni.
 Una tangibilità espansa, moltiplicata e frammentaria. Le costanti certezze, le quali non tradiscono l'uomo (come invece fa il mondo che esso stesso ha creato intorno a sé), sono il mare, gli autunni e i tempi (la val d'Orcia). Plurime meraviglie frastornate s'impossessano del poeta, o del creatore dell'attimo (nella sera d'ottobre), nell'ottobre filtrato e negli ulivi. Gli affetti s'insinuano nel proprio ciottolato, nelle voci tramandate dagli avi, veicolate da freddi penetranti, fino a che ci si possa sentire "in assenza di tempo / a loro / più vicino" (penetra nelle mie ossa il freddo).
 Spesso viene messo in scena l'individualismo diffuso, dal personale al collettivo (le foglie gialle di acacia a terra, cammino al paese). L'età canuta si fa compagna del viaggio, della parte marginale dell'ambiente, che si offre come principale fonte d'ispirazione per delle azzeccate attinenze simboliche (i platani di piazza Mazzini). L'età canuta, nella sua espressione, diviene paradossale, asimmetrica e contrastante all'interno dei contesti sociali; per tale ragione, maturano cambiamenti che virano dall'estetico all'intrinseco (tredicenne mi pettinavo i capelli) e riflessioni sulle dimensioni terrene (scivolasti dalla custodia).
 Proprio quest'ultime affrontano il tema frequente della morte ("dovevi morire perché mi accorgessi di te", scivolasti dalla custodia), quasi sottilmente, per poi approdare in situazioni più concrete, con amari ritorni alla condizione dell'anonimato e della solitaria, e per questo deturpata, esistenza, "con la maschera della morte / calzante sul viso / e il carnevale lontano" ( mi presentai un tardo pomeriggio); ciò influisce nei numerosi incontri con l'altro e in alcuni rimorsi relazionali (l'affisso murario, una sera davanti al supermercato, nei riquadri di terra dei più, nella stessa ditta). Nelle rimembranze, i giochi accompagnano le "gioie mutilate" dei collegi (si giocava su un albero del collegio, della scuola dell'avviamento).
 Tra i ricordi del collegio e paesaggi in ciclico decadimento, si materializza l'opprimente presenza del mondo industriale, per il quale avviene una "lunga e tediosa spoliazione / degli slanci della mente" (improvvisamente nei collegi).
 Il lavoro operaio farcisce le " cattedrali del deserto" di risorse umane, nella terribile paura di rimanere fuori dalla memoria o, meglio, nella persistenza di una malata memoria fatta di "altre storie / che si consumano / si sovrappongono / sommandosi per diventare numero / statistica" ( sono tornato dalle parti); la fabbrica, con risonanze attuali, forgia personalità ( ho visto gente matura al bordo, nei miei ultimi anni industriali) e si fa ingranaggio di un meccanismo capitalistico senza scrupoli "per l'inafferrabile progresso / tutto asservito / all'economia di mercato / in movimenti preordinati / sul grigio asfalto incolonnati" ( gente condannata dall'amianto).
 
Non mancano, così, lamenti per la propria condizione lavorativa, i quali si rivelano inutili al cospetto di un ospizio obliato, "ultimo stadio / rimprovero della nostra efficienza / della nostra bella società" (ho visto all'ospizio).
 Questa omissione d'impegni si riflette nel critico contorno della metropoli e della terra ferita e alterata (l'aria purissima e secca che espone, nella camminata al mare, il sole d'autunno).
 Piero Simoni testimonia, al di là delle inferriate scomode, la genuinità ( era l'odore del pane ) e la speranza proprie della terra brulla, anch'essa madre onnipresente e accogliente: "lo sguardo a lungo sostenuto / ai campi lavorati della val d'Orcia / nella luce mutevole del giorno / di ogni passaggio / ai colori collinari / al cielo / finché il corpo e la mente arrendevoli / alla quiete" ( lo sguardo a lungo sostenuto).
 
Poesie (autunno 2008), dunque, ha qualcosa di estremamente attuale, testamentario e popolare, composto col sudore e con le mani:

 Mani in pasta, mani unte, mani libere.

(p.p)
 

 

 

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Poesie 2007



In copertina:  PIENZA - Pubblico passeggio

Poesie 2007 - gennaio 2010 - ISBN 978-88-89558-58-4
www.goldenpress.it

info@goldenpress.it
Golden Press - Via Polleri, 3 - 16125 Genova

 

Presentazione di Alessandro Mancuso al libro "poesie 2007", Golden Press, 2010

 C'è una cosa che il progresso e la tecnologia, nella loro tracotanza d'innovazione fagocitante e metamorfica, non riescono nemmeno a scalfire: il tempo. Piero Simoni, che nella sua maturità osserva con sguardo sperduto, ma ricco di un'inerzia vigorosa, gli ineluttabili cambiamenti del mondo, pur considerandoli una controparte dell'anima, non indulge in requisitorie lamentose, né in facili proclami contro il modernismo. Si limita a colpirlo laddove esso è più debole, ovvero sul valore del tempo.
 I segni del tempo, infatti, che possono essere invariabilmente tanto secoli quanto attimi, sono scritti sugli alberi, i tanti alberi che fungono, nella presente opera, da raccordi tra la naturalità e l'interiorità, tra il passaggio delle epoche e le fasi di un singolo uomo; tali fasi, lette significativamente come in una biografia del cuore, danno luce alle esperienze di vita radunandole non nell'aneddotica ma nell'essenza di assoluto che ogni loro segmento porta in sé.
Gli alberi ci sopravviveranno, parleranno di noi, quasi improbabili ma fedeli custodi del nostro passaggio temporale e dei nostri stessi ricordi, anche oltre il buio della memoria perduta. La poesia di Simoni accende il lampo di questa memoria ad ogni passaggio, ad ogni verso cristallino e odoroso, non certo per limitarsi a fermare su carta quanto appartiene al suo passato, bensì per esaltarne le tracce portanti in chiave universale. Ecco che molte delle liriche di questa raccolta intitolata Poesie 2007, incantevoli, per ruvida armonia ritmica e cura lessicale, costruiscono il loro canto intorno al rovello rinnovato dai cicli stagionali, simboleggianti il percorso naturalmente ciclico della vita: da figlia a fidanzata, a sposa, a madre, così come da figlio, a padre, a nonno che ripercorre ogni tappa dell'esistenza negli occhi del nipote, appunto in barba ai mutamenti esterni, transitori, poco influenti, meno forti del respiro del vento, delle azioni da fare, delle cose da scoprire.
 D'accordo, il rapporto con il presente è stridente, non potrebbe essere altrimenti; costituisce inevitabile attrito il confronto tra il paesaggio di un tempo, spesso immutabile, e quello attuale in costante trasformazione. E gli impegni allontanano dall'anima e dalle sue illuminazioni, solcando uno iato profondo, fatto di esperienze di vita incalzanti, pratiche e nemiche della contemplazione, tra il tempo dell'osservazione abbacinata del ragazzino e quello della riposata e disillusa considerazione dell'anziano; ma in tutto il corso della vita sono solo i ricordi a mantenere attivo un contatto di cui non si può fare a meno.
 Attenzione però che nella poetica di Piero Simoni i ricordi non sono quelle melensaggini di finzioni, di inganno che perpetriamo ai nostri stessi danni, per indorarci autonomamente una pillola imbelle, come fanno i troppi gonzi che, colpevoli, non sanno di poesia; oppure come vorrebbe la filosofia delle canzonette, o certa psicologia d'accatto, improvvisata bestialmente sulle riviste patinate e nei salotti televisivi. I ricordi, sembra affermare Simoni, sono anche le immagini dure del nostro passato che ci portiamo dentro. Il poeta, con sintesi algida che costituisce inconfondibile peculiarità di stile, a guisa di firma espressiva certificata dal suo più che trentennale percorso di ricerca artistica, dedica tratteggi rapidi alla rievocazione per segmenti di una possibile autobiografia; sono vere istantanee del cuore, indelebili nella loro crudezza e nella forza dell'osservazione di chi sa dare valore al proprio sguardo, allenato in tutte le epoche della vita a cogliere profumi e tagli di luce, incanti e miserie, laddove chiunque altro legge solo l'apatia della quotidianità.
 Pensiamo alla "rivolta" di Anselmo "(...) a lavorare l'orto e la vigna / con un panino e il vino / per tornare la sera in città / in famiglia / nell'età caotica dell'automobile / solitario e fuori dal tempo / felice", simbolo efficace della resistenza al tempo, legato alla terra, alla sua bicicletta, in barba al caos che ha intorno; il concetto viene poi precisato nell'atmosfera e negli afrori inconfondibili della "bottega del ciclista", come si chiamava colui che riparava le biciclette, fino a qualche anno fa in ogni borgo, in ogni quartiere, ed oggi così raro e così cambiato,così asettico e simile a qualunque anonimo centro di autoricambi.
 Campeggia robusto anche il tema del viaggio, nell'opera di Simoni; a scandirlo sono i luoghi di passaggio quali le stazioncine periferiche, o la stessa nave per chi è "imbarcato" e si trova un po' in un luogo e un po' in transito, oscillante tra due punti del suo destino, nell'amara illusione di possederne uno che non è spazio ma è "inutilità" del tempo. Si tratta di intervalli che scandiscono i sentimenti, l'affetto materno come nido per il cucciolo pensante, oppure l'amore come sublimazione della vita per il giovane adulto. Ancora odori, dai mezzi di trasporto del passato, sapidi di nafta a saturare l'aria, e poi dalla fabbrica, che Simoni, con intenzione, insiste a chiamare "industria", a sottolineare che non si tratta i storia personale ma di passaggio fondamentale della storia di un'epoca, della storia dell'umanità.
 Simbolo del recupero del punto di osservazione personale, con tutto ciò che gli sta alle spalle e dentro, è la cassetta dei colori, anch'essa dotata di un suo profumo persistente e uguale a se stesso negli anni, compagna di tanti momenti dell'esistenza, di tante occasioni ed esperienze, filo rosso che collega spazi e luoghi attraversati dall'individuo, quindi spia dell'anima, testimonianza di unicità pur attraverso i mutamenti del tempo e della vita.
 Chiudono il quadro le stupende vedute della Val d'Orcia, ancora intrise di rapporto con il passato e l'autobiografia, in quanto si tratta comunque di visioni interiori, filtrate dal sapore con cui venivano percepite dal fanciullo, dal giovane, prima dell'avventura, dei viaggi, del mare, ossia dell'"allontanamento dell'eroe". Nulla di eroico vi è però in questo viaggio, a differenza di ciò che la struttura immutabile e ripetitiva delle fiabe ci ha abituato a considerare: perché l'eroe conosce sconfitte di uomini, imposizioni padronali, sottomissioni agli "uomini delle amministrazioni", vessazioni umilianti e coscienza profonda dell'inutilità di certi affanni rispetto al "vero" delle cose, che è la "realtà del sogno", il ricordo che tiene desti, vivi, lontani dall'annichilimento e dal sospetto di effettiva vanità del tutto.
 Tutto ciò nella consapevolezza responsabile che, così come al cane lasciato lunghi pomeriggi in solitudine nello spazio davanti casa, neanche a noi "è dato di scegliere il sole del giorno". Ma questo, per il poeta, non è il punto di arrivo, bensì il vero pungolo ad intraprendere il viaggio, in bilico sempre tra i ricordi e il presente.

Alessandro Mancuso

 


Segnalazione al Premio Editoriale "L'Incontro" - XIV Edizione 2009, organizzato dalla Golden Press di Genova, per la raccolta di poesie inedite  dal titolo "Poesie 2007", con questa motivazione:

"Raccolta di quadretti fulminei e sovente d'incantevole bellezza, di ruvida armonia ritmica e lessicale, con riferimenti - nelle atmosfere create dall'accosto tra il dato di partenza e la snella riflessione - alla miglior stagione poetica del Novecento italiano, Poesie 2007 appare davvero una sorta di autobiografia per segmenti, dell'anima come dell'esperienza di vita.."

 

Nota di lettura di Ivano Mugnaini a "Poesie 2007" di Piero Simoni, Golden Press, Genova 2010

 Poesie 2007, libro edito da Golden Press di Genova, è una delle tappe dell'itinerario poetico di Piero Simoni, coerente a se stesso, nell'impostazione, nel tono e nel ritmo, nel progetto decennale di ritagliare nella pagina uno spazio espressivo per il proprio tempo, vissuto, percepito, scrutato con attenzione, a volte con disagio, ma senza smettere di osservare e di annotare. Questo libro si inserisce, come detto, nel solco della produzione di Simoni degli ultimi anni, abbondante, copiosa. Ma, con sprazzi esuberanti, questo volume esce dai binari e si ritaglia una propria area di competenza, un ambito specifico. Ci sono, in alcune poesie, riferimenti al contrasto arcano e decisivo, intimamente significativo, tra la vecchiaia e l'infanzia. Il libro contiene varie poesie in cui il poeta entra a contatto con l'immediatezza dei bambini, e sente penetrare nella scorza coriacea degli anni una luce. Il tema qui esposto si prestava al rischio della retorica; ma Simoni è poeta che non scrive per sbalordire o attrarre a qualunque costo. Ha saputo quindi esprimere ciò che sentiva con la stessa naturalezza con cui parla degli alberi, del loro crescere e morire, nei boschi e lungo le strade cittadine.
La sincerità dell'autore è rigorosa, essenziale. Non si perde in moine, Simoni; utilizza i versi per rafforzare passo dopo passo il confine tra vita e non-vita, tra ciò che ama e ciò che lo opprime. E la sua età, assieme alla indole innata, lo rendono schietto, diretto, mai aggressivo ma, allo stesso modo, mai incline al compromesso. Ne emerge un libro che, come la cassetta di colori conservata a dispetto del tempo citata in una lirica del libro, continua a creare, operando necessari e vitali contrasti: separando i ritmi alieni, la città, la frenesia moderna, da ciò che ancora respira autentico e tenace, come un albero che ha osservato lo scorrere degli anni, discernendo con cura gli istanti di gioia umana dal dolore che affligge ed aliena.

Ivano Mugnaini


 

 

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Poeti e Novellieri Contemporanei  - ed. 2009 -

 

  Golden Press - novembre 2009
www.goldenpress.it
info@goldenpress.it

Via Polleri 3 - 16125 Genova

 

Presente nell'antologia POETI E NOVELLIERI CONTEMPORANEI , edizione 2009 della Golden Press, con questa motivazione :

Lo spirito lirico nasce dallo stupore innamorato con cui, senza accorgersi, si osservano i luoghi, i personaggi, i colori nei quali si inizia a correre la strada dell'esistenza; questo sembra dirci Piero Simoni nella presente breve antologia di cinque liriche tratte da una sua importante raccolta poetica. Se è vero che ciascuno ha cura dei propri ricordi e accarezza il sogno delle proprie venture passate, è altrettanto vero che solo il poeta possiede strumenti adeguati, linguistici, per fare della normale nostalgia l'affresco di un eden personale, di un panorama da idillio, come nelle pagine che seguono.

 

 

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La Nazione 27 marzo 2009

 

         

LA NAZIONE - 27 marzo 2009 (Livorno)

 

 

 

 

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Anomia

 

Nota di Ivano Mugnaini riguardante i libri di poesia di Piero Simoni contraddistinti dal titolo ANOMIA.  (07/10/2009)

E' tenace e coerente il progetto condotto da Piero Simoni nei vari libri di cui è autore, contraddistinti dal titolo "Anomia" e differenziati l'uno dall'altro dalle date di composizione, come bottiglie di vino, o come giornali di bordo della traversata esistenziale attraverso vari momenti e varie epoche, della vita individuale e di quelli della società intera, del mondo. Il primo segnale utile, tutt'altro che casuale, si trova proprio in quel titolo ossessivamente ricercato, ripetuto e rinnovato: "Anomia", sta per "non regolare", qualcosa che sfugge, cambia rotta rispetto alla quotidianità, cercando un cammino autonomo. Il titolo rispecchia dunque la volontà costante di tenersi a lato del flusso principale e dilagante dell'esistere, senza tuttavia rinunciare a prendere nota dei momenti osservati e percepiti, per analogia e per contrasto. L'esercizio della memoria, dunque, come un quadro visto da altre prospettive, e dipinto tramite chiaroscuri, per cogliere altri dettagli ed altre sfumature.

Il mezzo tecnico privilegiato con cui Simoni opera questa sua registrazione di eventi e mutamenti è la poesia, un verso asciutto, disincantato, in cui l'emozione, ma anche il disappunto, la critica civile e sociale, nascono sottovoce, per poi gridare il senso e l'assenza di senso delle situazioni osservate in un dettaglio sottile ma essenziale, una parola in controtempo e controcanto, una nota che contrasta o raccoglie in sé un'intera esperienza di vita interiore che si contrappone alla trionfante esteriorità. Un lavoro ampio e coraggioso, quello di Simoni, basato anche su modelli solidi: Musil, Svevo, Proust, Saba e Penna. Un'attività poetica tenace, quella di Simoni, che lo porta ad usare la poesia come metro di riferimento, e come argine contro la corrosione del tempo e contro le brutture e le violenze di ogni epoca. I.M. (07/10/2009)

 

 

 

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Anomia 2003

 

In copertina:  Sulla luce, l'ombra, il dinamismo... (foglio da disegno sospeso) di Piero Simoni 2005

Anomia (2003)
ottobre 2008

www.tatiedizioni.it

tatiedizioni@yahoo.it
TA.TI. Edizioni - Via Silvio Pellico, 32 - 22070 Limido Comasco (CO)

 

Prefazione di MARTINA MAFFI al libro ANOMIA 2003°, TA.TI Edizioni, 2008:

La poetica del Simoni è essenziale ed icastica, frammentata, ma magicamente unita; tutto è ridotto al necessario e, senza elementi pletorici o giri di parole, colpisce direttamente il lettore provocando un brivido emozionale. I sentimenti e le sensazioni del poeta non sono narrati e non appartengono a un passato che fu, ma si presentano come istantanee fotografiche che danno emozioni vere e presenti all'osservatore-lettore: pare, infatti, di vedere i vecchi platani, i cipressi, le distese vibranti di papaveri e di sentire l'odore dei camini o il calore delle stufe a legna. Ci sono anche immagini che parlano di sentimenti profondi e di affetti indefettibili, come quella di un pullman che si allontana, o quella del ritrovamento di un foglietto dalla scrittura ormai tremula, che rendono vivo e pulsante l'amore del poeta per la madre che solo fisicamente non è più con lui. 

 Anomia, come il titolo lascia intuire, vuole essere una poetica di denuncia contro una società dove il progresso non solo ha violentato i paesaggi, ma ha profanato l'essere umano nei suoi valori primari e lo ha reso indifferente verso chi non è più in grado di produrre, ad esempio, gli anziani "depositati negli ospizi" e "dimenticati dai figli" perché non servono più. Una società basata sulla logica del fare per possedere, piuttosto che su quella dell'essere, non piace a Simoni, che la osserva con acribia e grande attenzione, ma con voluto distacco preferisce allontanarsene per "vivere" a contatto con la natura e in un mondo dal sapore antico, ma vero. Le riflessioni dell'autore sulla realtà dei tempi moderni non si impongono con faziosità, ma sono semplici descrizioni di ciò che non può non vedere: paesaggi deturpati, solitudine, lavoratori dai fisici usurati e malati dopo anni di duro lavoro in ambienti inquinati e malsani. Leggendo queste poesie, una domanda sorge spontanea: quale benessere, quale sicurezza ha creato il progresso, se basta un niente, un banale incidente, un black out, a creare ovunque il caos, a far saltare finti equilibri e porre l'uomo in "un'attesa impotente"?                                                         Simoni non fa domande e non dà risposte agli altri, ma ha trovato una risposta per se stesso: vuole vivere a contatto con la natura e, nella sua poesia, riesce a farci sentire questo grande amore.

Martina Maffi

 

Recensione di ALESSIA TAVELLA, apparsa sul n° 17 della rivista Poeti e Poesia agosto 2009, al testo di ANOMIA 2003°, TA.TI. Edizioni, 2008:

Il poeta adotta un verso breve e asciutto come fosse una macchina fotografica che cattura istantanee di realtà, fotogrammi di senso nei quali cercare avidamente l'essenziale. Il lettore si emoziona in maniera subitanea e vive immediatamente una vera e propria esperienza sensoriale delle descrizioni paesaggistiche, riportate magistralmente in questi versi legnosi e persistenti. Non solo paesaggi e ambienti però, ma anche sentimenti e affetti che si snodano sottilmente tra una descrizione e l'altra. Sentimenti anche di dolorosa denuncia nei confronti di una società che fa del progresso uno strumento di violenza e usurpazione, di degenerazione e annichilimento, che genera indifferenza e intolleranza. Le dinamiche materialistiche che la caratterizzano sono riuscite a soppiantare e a far tacere i valori umani che il poeta cerca di risvegliare, inserendosi in un contesto il più possibile naturale e antico. Non ci sono domande né risposte, ma soltanto la sensazione nitida di aver trovato una strada da percorrere, quella dell'amore e della bellezza di una vita semplice a contatto con la natura.

Alessia Tavella

                                                                         
 

 

 

FINE PUBBLICAZIONE Anomia 2003                                                                                Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anomia 1995 - 1998
 


In copertina:  sulla luce, l'ombra, il dinamismo...(fogli da disegno sospesi) Piero Simoni 2005

Anomia (1995 - 1998)
febbraio 2009
www.goldenpress.it

info@goldenpress.it
Golden Press - Via Polleri, 3 - 16125 Genova

 

Vincitore del Premio editoriale "L'Incontro", XIII edizione 2008 con la raccolta di poesie Anomia (1995 - 1998), pubblicato dalla stessa casa editrice Golden Press di Genova, organizzatrice del premio, con la seguente motivazione:

"Una raccolta che si snoda tra composizioni ora brevi ed ora brevissime, cariche di fulminee riflessioni sul cammino di un uomo in un contesto di lavoro, di affetti, di quotidianità semplice, di impronte date ai pensieri dal ritmo delle stagioni, che ne suggellano i contorni e legano alla vita il pensiero, il tempo ed il destino fornendo una possibile, unica e ultima, fuga dall'anonimato opprimente della condizione contemporanea."

 

 

 

LA NAZIONE   3 ottobre 2008 (Livorno)

 

                                                                 

IL TIRRENO    8 ottobre 2008  (Livorno)

 

IL CENTRO  Anno X  n° 83  novembre 2008

 

Recensione di Valeria Terzi pubblicata su "Poeti e Poesia" (Mappe e Percorsi), N. 21 -dicembre 2010, ed. Pagine

 

Poeti e Poesia (Mappe e Percorsi ISSN 2035-9535)
N° 21 - dicembre 2010
Pagine - Via Gualtiero Serafino, 8 - 00136 Roma
poesia@pagine.net

www.pagine.net

 

Sin dalla lettura delle prime pagine della silloge, sembra di sentire il crepitio delle foglie secche sotto le ruote di una bicicletta che scorre lentamente lungo sentieri avvolti dalla bruma del mattino, tra profumi muschiati. Piero Simoni ci regala una raccolta di poesia che emoziona. Belle le immagini che si delineano, sorprendentemente palpabili. Versi sintetici, asciutti che svelano le profonde meditazioni dell'autore, in una sorta di "testa a testa" (in francese nel testo) con la sua anima, a cui fa da sfondo una natura benevola, sempre complice nelle sue fughe dall'opprimente quotidianità, leitmotiv dell'intero componimento. L'anonimato della città, i tempi scanditi e sempre uguali del lavoro, la frenesia del vivere di ogni giorno infondono nel poeta un'esasperata ricerca di evasione, un continuo anelare verso "la vita quieta/il pane buono del fornaio/le passeggiate nella campagna intorno/le ore lente scandite dal duomo/una pace interiore". Versi di ispirazione intimistica si alternano a versi gravidi di compassione umana per i propri simili, schiacciati da un'ineluttabile condizione di sottomissione "come i papaveri al bordo di un campo/come lo sono tanti emarginati/che appaiono sconfitti/relitti della società/ma che forse sono i nuovi giusti".

Valeria Terzi

 

 

FINE PUBBLICAZIONE Anomia 1995 - 1998                                                                        Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poeti e Novellieri Contemporanei 2008

 

Golden Press - ottobre 2008
www.goldenpress.it
info@goldenpress.it

Via Polleri 3 - 16125 Genova

 

Presente nell'antologia POETI E NOVELLIERI CONTEMPORANEI , edizione 2008 della Golden Press, con questa motivazione :

Cinque quadretti essenziali, di grande pulizia espressiva, da centellinare verso per verso, nella quiete dell'osservazione, nella lentezza delle loro molteplici risultanti poetiche. Il canto di Piero Simoni è pittorico e interiore insieme; le cose si raccontano da sé, in tocchi lievissimi ed estremamente efficaci, quasi didascalie artistiche per un percorso affettuoso della vista, delle immagini da toccare con lo spirito, dalle quali lasciarsi trasportare verso il panorama dei propri ricordi.


 

 

FINE PUBBLICAZIONE Poeti e Novellieri Contemporanei 2008                                                 Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

               

Anomia 2005
 


Anomia (2005) di Piero Simoni
novembre 2008 - ISBN 978-88-95880-12-9

www.editrice-leonida.com

 leonidaedizioni@libero.it
Leonida Edizioni - Via S. Nicola Strozzi, 47 - 89135 Reggio Calabria

 

Prefazione del libro ANOMIA (2005), del critico Domenica Moscato, edito dalla Casa editrice "Leonida":            

Piero Simoni è un poeta della vita, della quotidianità egli raccoglie le situazioni, i momenti di tutti i giorni e ce li restituisce purificati dal superfluo, ridotti all'essenziale, presentati nella loro scarna verità.                                                                                                                                              Ma quest'autore è anche un poeta delle emozioni, del senso del tempo, della memoria: la sua poesia è il canto di un'anima eletta che si serve di parole e versi limpidi per esprimere il proprio mondo interiore. Il tempo soprattutto viene più volte evocato come il luogo dei ricordi della fanciullezza, degli amici, della figura materna e degli affetti contemporanei. Spazio in cui tutto questo finisce inevitabilmente per perdersi, assistiamo allora alla formazione di un tempo interiorizzato, piccolo cassetto del cuore in cui tutto resta eterno ed immutabile, per sempre compagno di vita.                                                            Le liriche di quest'opera nascono dalla fusione della particolare capacità dell'autore di "sentire" il mondo con gli occhi del cuore e dalla sua innata capacità di trasporre tutto ciò in versi che sembrano sgorgare senza alcun affanno ma che con magistrale chiarezza raggiungono immediatamente il lettore rendendolo partecipe del componimento stesso, e non più semplice spettatore.

Nella silloge sono presenti i più svariati temi, da quelli poco sopra descritti alla ricerca di consolazione in un paesaggio intensamente liricizzato nel quale il poeta proietta  i moti del suo animo. Tra i luoghi naturali privilegiati il mare diventa lo spazio  in cui riversare le proprie emozioni: la solitudine, l'amore, la beatitudine, la ricchezze la bellezza.                                                                                                 Il  fulcro di tutta l'opera può farsi coincidere con il sentimento del contrasto tra il modo di vivere la propria individualità e i modelli di omologazione collettiva proposti dalla società di massa. Piero Simoni proviene da una vita lavorativa nel mondo dell'industria, conosce bene dunque quei processi di spersonalizzazione che la moderna civiltà postindustriale trascina dietro di sé, una società che schiaccia la sofferenza individuale e il bisogno d'amore di ogni uomo, un bisogno che mal concepito e mal vissuto si traduce poi nella grande percentuale di divorzi dei nostri giorni, nella solitudine che spesso diventa la sola compagna di vita degli anziani. 

Connaturale a questa è un'altra dicotomia, quella campagna-città. In Simoni la terra è madre, essa è rappresentata dal paese, luogo dello spazio che simboleggia il legame indissolubile tra l'uomo e le sue radici primitive; la campagna è il luogo mitico di un benessere guadagnato con il sudore della propria fronte, vivendo sempre a contatto con quegli elementi naturali che sono parte di noi stessi           

la terra madre                                                                                                                                con il suo calore
e le sue stagioni

mescolati agli alberi                                                                                                                       come suoi figli                                                                                                                               non si è mai soli

La città è invece vissuta sempre più come luogo di perdizione, del rischio, della confusione. L'idea di una discontinuità dei comportamenti umani rispetto al territorio è  molto forte: la bontà si ritrova tornando alle origini, al paese e non un paese in senso lato, ma la Val d'Orcia, terra alla quale il poeta è legato da profondo affetto

da adulto ho scoperto il paese                                                                                                         l'ho fatto mio                                                                                                                                   ed anch'io oggi                                                                                                                                mi porto                                                                                                                                       nelle vie chiassose della città
il segreto di un'aria

L'eleganza di questi versi e il sapiente uso della lingua per descrivere immagini profondamente interiorizzate donano alle liriche di Simoni una particolare grazia che raggiunge i nostri sensi e il nostro cuore, facendoci ancora credere che in un mondo sempre più dominato dalla velocità  e dalla superficialità e spesso segnato dall'orrore della violenza e dell'odio la poesia non ha ancora perso la sua capacità di costituire un punto di riferimento spirituale e ideale per l'uomo.

                                                                                   Enica Moscato

 

IL CENTRO - marzo 2009 (Livorno)

Recensione di Maurizio Piccirillo al libro di poesie ANOMIA (2005), pubblicato dalla Leonida nel 2008,apparsa sul periodico Il Centro di Livorno, n° 87, marzo 2009:

Tra i numerosi libri che giungono in redazione uno mi ha colpito in modo particolare. Si tratta di un agile volumetto di poesie dal titolo "ANOMIA" edito dalla Leonida Edizioni dell'autore toscano Piero Simoni. La prima cosa che si nota è senz'altro la versione grafica scelta dal poeta. L'assenza di punteggiatura, di titoli e delle maiuscole. Per quanto poi riguarda la composizione dei versi sono in forma libera e di estrema brevità. Tutto questo è interessante, affascinante e non stanca certo la lettura. La tematica affrontata è la quotidianità dell'uomo comune che vive ed osserva la sua esistenza in mezzo alla gente e alle loro difficoltà. Dai versi si evince anche lo stretto legame con il proprio territorio che si snoda tra Livorno, sua città natale, la val d'Orcia ed infine la bellissima e storica Pienza, suo paese adottivo. Altro aspetto che caratterizza l'opera è senza dubbio la sintesi delle immagini che il lettore può trarre e l'essenzialità che l'autore smista sapientemente tra i versi. Senza dubbio un libro gradevole che appassiona per la sua vicinanza alle persone e alle cose semplici che ci stanno intorno e ci accompagnano durante le nostre giornate.

mi volto
per un ultimo sguardo al mare
alla bella terrazza Mascagni
nel giorno assolato di gennaio
un brulichio di punti neri
come formiche
sono uomini

                                                             

Recensione della dott.ssa Celeste Napolitano al libro di poesie ANOMIA (2005), edito dalla Leonida Edizioni:

  Anomia (di Piero Simoni)

Anomia è un piacevole incontro a metà strada... l'incontro tra il tempo che fu, dolcemente ricomparso nel silenzio malinconico di un profumo d'autunno, e il tempo dell'adesso, dello sguardo retrospettivo, dell'intera storia della vita di un uomo cristallizzatasi in un attimo di profonda poesia. Anomia è lo sguardo raffinato che il presente getta sulla memoria, registrando le emozioni del bambino di allora e le osservazioni mature dell'adulto di oggi, mescolate insieme, senza gerarchie di sorta, in un vortice di instancabile ricerca della sfumatura che funga da filtro.
Anomia è "... una finestra e un segreto sentire",finestra gentile, generosa nello spettacolo che offre a noi lettori affascinati, occhio silenzioso, sempre misurato, che ci accompagna con passo felpato e cadenzato tra le pieghe dell'intima esistenza del poeta, passeggiando per i suoi luoghi dell'anima come se fossero i nostri: 
 

 

appena maggiorenne

ho badato molto ai vestiti

all'intonazione dei colori

alla moda del momento

con i capelli sempre lavorati

quasi consumati

e mai pienamente accettati

 

con l'età avanzata

ho badato meno agli abiti

accettandomi con i pochi capelli bianchi

e davanti allo specchio

finalmente

ho cominciato a guardarmi dentro

 

 

L'uso sapiente di un linguaggio immediato eppure efficace riesce a donare al lettore la capacità dell'immedesimazione, di rivivere quelle stesse atmosfere, ricche di caldi odori di vita trascorsa: di pioggia e campagna bagnata, di tamerici e di acacia, di foglie calpestate e di tramonti, di sorrisi e di festa.

Tutt'intorno, la gemmea aria ci appare familiare e i luoghi del poeta pare ci appartengano da sempre: le strade di Pienza e i campi della Val d'Orcia, le campagne abbondanti di frutti e di profumi, il mare inquieto o foriero di pace e silenzio.

La scrittura, scevra dalle costrizioni talvolta austere volute dall'uso della punteggiatura, e spesso deliziosamente dicotomica dal punto di vista concettuale, ci apre un universo parallelo nel quale si scorge il poeta muoversi nel mondo con un garbo deciso:

 

 

finché vecchio sono stato libero

tentennante nei movimenti

incapace di correre

e sentirmi felice del vento nel viso

del sole accecante negli occhi

come facevo da bimbo

 

 

Anomia è un accattivante sistema per equilibrare gli opposti,per creare armonia laddove ne occorra, per scompaginare gli anfratti del cuore che tentano di sfuggire al fluido divenire delle emozioni, per ricordarci che il primo atomo della nostra società è inevitabilmente costituito dalla nostra preziosissima individualità:

 

 

noi che passiamo

senza avvedercene

soltanto dentro la nostra presenza

 

 

Un microcosmo emozionale. L'avvincente storia poetica di un altrove. Il gioco di una memoria che fa lo sgambetto al presente...tutto questo, e molto altro ancora, è Anomia...

 

 

                                                                                                Celeste Napolitano

 



 

 

IL TIRRENO (Pisa) 29 maggio 2009

 

LA NAZIONE    29 maggio 2009 (Pisa)

 

Piero Simoni (2009)
 

 Nota di lettura di Valeria Serofilli alla poetica di Piero Simoni, con particolare riferimento al volume Anomia 2005 (Leonida Edizioni, Reggio Calabria 2008).

La produzione letteraria di Piero Simoni, che copre un arco di circa quarantanni,si caratterizza per  la coerenza di alcune tematiche che ricorrono con particolare assiduità, costituendo un autentico fil rouge.Già nella silloge  I  sassi  che  raccolgo, 3° premio Città di Bolzano 1976, emerge le presenza del mare, tema che si ricollega anche alla biografia dell'autore, per molti anni lavoratore marittimo.         Il mare, per Simoni, non è solo fonte di ispirazione ma anche luogo sacro da difendere il più possibile dalle aggressioni esterne, l'ultimo baluardo naturale che conserva delle parti ancora incontaminate, come emerge da un articolo scritto per la Nazione di Livorno nel 27 marzo di quest'anno.               Scrive Simoni
<< l'estate di mare / col sapore dei cocomeri / con il sole grande / e rosso al tramonto...>> ( da Anomia  95 - 98, p. 33). E ancora << ogni giorno vengo ai nostri appuntamenti /  per ascoltare la tua voce azzurra / o mare di Livorno >> ( da I sassi che raccolgo, p. 13 ).

Altra tematica ricorrente è quella della cara Livorno, città natale dell'autore, che diventa allo stesso tempo  luogo concreto e simbolico e che Simoni preferisce d'inverno << quando la gente non affolla le tue strade / quando gli alberi sono vestiti di festa / quando le macchine di più sostano >> ( da I sassi che raccolgo, p. 33 ).
Coerentemente con questa tematica l'autore ha trovato un'altra patria elettiva quale la tranquilla Val d'Orcia e in particolare la bellissima e storica Pienza, città ideale,costruita con criteri architettonici di pace e di armonia.
Altro tema caro all'autore e molto presente anche nel volume oggi presentato è quello  degli anziani, metafora del tempo che passa, depositari della saggezza, e del quotidiano lavoro dell'uomo comune come attaccamento all'esistenza, nonostante la fragilità del tempo: 
<< La saggezza degli anziani / che hanno il tempo per pensare / ed hanno esperienza>>; << I vecchi al paese / a scrutar dalla finestra >>(p. 116 dell'antologia degli Autori vari pubblicata da Aletti nel 2008); << I vecchi tetti a tegole / assemblati nelle case di paese / sulla collina>>, o quelli << dall'ospizio più povero >>, oppure << i vecchi del paese modellati secondo le usanze che si portano via le storie...>> (da Anomia 2005).

Dal punto di vista strettamente formale il testo è caratterizzato dall'assenza della titolazione così come della punteggiatura e dell'enjambement. 
Il senso del verso è infatti concluso ogni volta in sé.
Come ideale contraltare oltre al mare è presente anche la terra, così ferma nell'inverno da rimandare alla meditazione interiore ( Anomia 2005) o nella metafora di un sasso che l'autore raccoglie per vestirlo di colore ( da I sassi che raccolgo, p.35 ) o della pietra in cui immedesimarsi per sopravvivere alla corrosione del tempo: << Vorrei essere anche il peggior uomo / vorrei essere un cane o una pietra / comunque / vorrei essere qualcosa >> ( da I sassi (...) cit.,p.55 ).
Si legge a p. 49 di Anomia 2005: << I sassi levigati dal mare così sinuosi e odorosi (...) le pietre dei muratori ad una ad una fermate con il cemento >>.

Per concludere la poesia di Piero Simoni, tramite un verso semplice e spesso coinciso ed icastico, veicola pensieri e valori profondi, radicati nella terra, come il titolo di una delle sue sillogi più efficaci I sassi che raccolgo, che si distingue anche per il titolo, l'unico che non si inserisce nel solco della lunga successione di volumi contraddistinti dalla stessa titolazione quale Anomia. I volumi non potevano infatti avere dei titoli separati dovendo costituire un'unica narrazione dettata dalla voce interiore di Simoni.
E' questo anche il titolo del libro oggi specificatamente trattato, edito da Leonida Edizioni di Reggio Calabria, che si pone ad ulteriore conferma del percorso artistico, letterario ed umano dell'autore.

Valeria Serofilli


 

 

 

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Anomia (1999 - 2000)

 

Copertina: sulla luce, l'ombra, il dinamismo...(fogli da disegno sospesi), di Piero Simoni

Anomia (1999 - 2000)
luglio 2009 - ISBN 978-88-7680-937-8

www.alettieditore.it

info@alettieditore.it
Aletti Editore - Via Palermo, 29 - 00012 Villalba di Guidonia (RM)

 

Prefazione di Caterina Aletti, critico della Casa Editrice Aletti Editore, ad "Anomia" (1999 - 2000): 

E' una poetica evocatrice e portatrice di ricordi, quella ripercorsa in questi brevi versi.
L'esperienza passata si fa nitida in poesia, portando con sé tutte le emozioni e sensazioni tattili, olfattive, visive, come cristallizzate nella pellicola della memoria e pertanto indelebili alla cimosa degli anni che avanzano, presente.
Il poeta è consapevole che nulla può opporre, se non per fermare, quantomeno per rallentare la corsa del Tempo, ma può trovare conforto nel ripiegarsi sui valori acquisiti, sugli affetti conosciuti ed esperiti e,dunque, nel rivestire di valore l'esperienza di vita, unica consolazione di fronte alla constatazione dell'impotenza umana
Non a caso molte liriche sono rivolte alla madre, con gratitudine, non solo in quanto genitrice, ma anche perché, nel passare il testimone al figlio, trasferisce il proprio amorevole sapere e le direttive per la nuova vita. Ogni individuo, soltanto nel riconoscere in sé i gesti, le credenze, le abitudini, appartenute a chi è stato prima, è in grado di sopportare agevolmente il peso della solitudine.
Rimanendo in campo semantico, vi è un'esortazione a non considerare la singola esistenza come spaiata, ma espressione di una continuità temporale, che unisce le fasi del tempo tra passato, presente e futuro, e di una unità spaziale, in cui l'uomo risulta una piccola parte di una totalità che lo trascende, e che è data dalla natura.
Simoni, tuttavia, ha piena coscienza di quanto la sua visione dell'umanità sia in controtendenza rispetto ai tempi che viviamo; ( da qui la scelta del titolo
Anomia, che sta per non regolare ).
A lui non sfugge lo strappo prodotto dall'epoca industriale che, volta unicamente al progresso, debilita le nostre percezioni e limita i sensi.
Il rimpianto per la perdita dell'originaria armonia tra uomo, natura e tradizione, è espresso in modo particolare nelle liriche  che contrappongono il lavoro manuale della terra a quello industriale della fabbrica. Da un lato, vi è il contatto con la natura, palpabile, dove anche il sudore del lavorare la terra è essenza di vita. Dall'altra, vi è l'alienazione del lavoro industriale che, nella ripetizione  di gesti meccanici, tramuta i lavoratore in appendici delle macchine. La critica al progresso è ribadita anche dalla contrapposizione tra la vita di città e quella di paese. Nella prima c'è la vita in società, in cui gli individui vivono separati, spesso in tensione gli uni con gli altri e dove ogni tentativo di entrare nella sfera privata viene percepito come un'intrusione; nella seconda c'è quella in comunità, dove i legami sono improntati a solidarietà, intimità, riconoscenza e condivisione di linguaggi, significati e spazi.
In passato era l'incanto, negli anni attuali è il disincanto.
E' chiaro, infatti, che l'uomo, soltanto se è padrone di se stesso, può indirizzarsi verso un futuro consapevole, non subìto, ed evitare così che il progresso si traduca paradossalmente in sconfitta.

Simoni, inoltre, si denuda dalle frivolezze dell'apparire che vengono sempre più mascherate sotto forma di bisogni, per liberare il suo spirito alla ricerca del fine autentico dell'esistere, possibile soltanto se si coltiva l'interiorità.
E, in sintonia con le tematiche illustrate, sceglie un verso che sia privo di artificiosità, attraverso un linguaggio chiaro e immediato, quasi a volersi sottrarre dall'ambiguità della parola, comunque sempre polisenso, in un tentativo di fare, anche della poesia, vera condivisione.

Caterina Aletti


 

 

 

FINE PUBBLICAZIONE Anomia(1999 - 2000)                                                                    Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

Al paese

 

 

 

 

"AL  PAESE" di Piero Simoni

stampato nel mese di gennaio 1980 con ciclo proprio

 

 

da una lettera di Claudio Asciuti del 25 novembre 1980

 

..l'una strutturalmente ermetica, post ermetica, niebiana, soffusa di colori pastello, di algolagnie bipolari, di melò tardivo, di sospiri e singhiozzi, a sfondo personale, intimistica, con sovrabbondanza di aggettivazione e nominazione ' lirica ' (sole - amore - cuore - fiore - solo - volo - universo - infinito etcc.), mentre ne esiste una seconda, fondamentalmente ' progressiva ', modulata sui tempi e sui temi moderni, con scarti e sconnessioni, mascherata da poesia sperimentale, ritmata sui vuoti di oggi, piuttosto schizoide, debitrice in egual misura ai beat e a Sanguineti.

 Queste due funzioni poetiche, oltre che disturbarci, non fanno altro che riaffermare, in altre sedi, la inutilità del discorso poetico così come viene fatto, utilizzando questi stilemi e questo modo di esercizio. Ben vengano quindi i tentativi di creare della poesia che si distacchi dai consunti stereotipi attraverso il quale la produzione poetica si esplica, nella sua quasi totalità, attraverso miliardi di pagine di carta stampata che si ribaltano addosso (e qui sta il bello)non a tanti dello stesso materiale sparsi, ma a pochi che finiscono con l'essere i naturali destinatari di questa cartacea invasione privilegiando sé stessi come oggetto di discorso e ordinando il 'silenzio del testo di tutti coloro che, vuoi per un motivo o per l'altro, ne rimangono esclusi.

 Lo stesso discorso è valido per le tue poesie. L'interessante, nel parlare delle poesie di qualcuno, è dato soprattutto dal fatto di non conoscerlo se non attraverso ciò che scrive: in questo spazio bianco      ' esistenziale ' (raffigurato forse, ma dico forse, dallo spazio bianco della pagina che, nel tuo caso pochissimo riempita dall'invadenza della parola, ti nomina come protagonista spettatore anziché attore della cosa) la possibilità di riempire i tasselli del ' vivere ' con l'estrapolazione dal detto.

 Credo esistano due particolarità interessanti del tuo lavoro: una di ' verifica ' e una di ' memoria '. la prima è esplicata attraverso questa ricerca, di tipi impressionistico, dei materiali che compongono il    ' 'paese ' (nel senso di componenti ' fisici ' resi tali dalla percezione); paese che, vedrei, correggimi se sbaglio, come una forma di tipo archetipico. Il secondo momento è un momento di recupero del ' paese ' come contrapposizione al quotidiano che pende sopra, instancabilmente, alle funzioni vitali. Da questa contrapposizione tra due mondi (l'uno descritto mirabilmente attraverso l'uso, minimale e ritmato, di parole frase, l'altro suggerito dalla quasi - negatività ' percepita ' dalla sua struttura) nasce la frattura, e dentro la frattura la poesia. In questo senso (ma solo in questo, ne parlo poiché un conto è leggere un libro intero  di poesie, un altro leggere frammenti sparsi di poesia, solo per ' estensione ')è possibile rivalutare la parola immagine, perché liberata dai vincoli dell'equivoco poetico che molti poeti (e non solo i ' marginali ' !) si portano addosso.

 Bene, parlando parlando, trascinato dalla mia prolissità è venuta l'ora che io alzi i tacchi, e piuttosto velocemente. Ti darò rapidissime notizie sugli indirizzi che mi hai chiesto...

 

Claudio Asciuti

 

 

 

 

 

 

 

FINE PUBBLICAZIONE Al Paese                                                                                    Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I sassi che raccolgo



Casa Editrice EdiNord Bolzano

 

Recensione di Giorgio Fontanelli del 1977 a I SASSI CHE RACCOLGO edito dalla Edinord di Bolzano, vincitore del III Premio al "Città di Bolzano" 1976 :

 

 

 

"Adige Panorama" n. 26, dicembre 1976
 

 

 

"La Nazione", Firenze, lunedì 20.6.1977

 

 

 

da Adige Panorama n. 27, marzo 1977

 

 

Gabbiola, novembre 1977

 


 

 

 

La Ballata n. 4, novembre/dicembre 1977

 

 

 

lettera di Giorgio Barberi Squarotti

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento : 09 giugno 2014

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