Piero Simoni

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Piero Simoni

 

 

Piero Simoni - 14 ottobre 2011
Biblioteca Labronica Guerrazzi
Livorno

piero@pierosimoni.it
Piero Simoni - Via del bosco, 2 - 57126 Livorno - Italia
Tel. 0586 814409


"Atelier di lettura"
Chi sono
Il mio pensiero artistico
Sul progetto poetico
15 settembre 2012 (Presentazione a Pienza)
Il maggio dei  libri 2012
14 ottobre 2011 (Presentazione a Livorno)
Il cappello (il trailer)


Maggio dei libri (23 aprile - fine maggio 2013

"Atelier di lettura"

26 aprile 2013

 

 

Policromie d'amore

venerdì 10 maggio 2013 ore 16 Auditorio della Torre

Saranno letti e commentati alcuni brevi racconti o testi poetici di autori diversi, più o  meno noti, di altri paesi o italiani, sulle diverse espressioni dell'amore, l'esperienza più toccante della vita umana, che si arricchiranno di interventi musicali a cura del Quartetto Alexandr:  Emanuele Benassi e Maria Di Bella violini, Marta Degl'Innocenti viola, Lavinia Sardelli violoncello, dell'Istituto Mascagni, (Prof.ssa Renata Sfriso) eseguiranno brani di.
Ludwig Van Beethoven (1770-1827) Quartetto op. 18 n. 4: Allegro ma non tanto
Aleksander Porfir' evic Borodin (1833-1887) Quartetto n. 2: Allegro moderato

Letture.
Profumo d'orchidea (Giuliana Donzello)
Puri e corrotti (Lucia Finocchiaro)
da Presenza (Piero Simoni)
Ma io dov'ero (Marco Rodi)
L'amore resta (Martino Sgobba)
L'immortalità (Milan Kundera)
In un'altra vita (Paolo Baroni)

 

da "Presenza" di Piero Simoni - Libreria Editrice Urso

le bamboline lasciate nella tua camerina
ricoperte come se dormissero
mentre io adulto del tuo mondo vero
di favola rimanevo colpito
introducendomi piano quasi svanisse
dalla finestra guardavo verdissime
le foglie del fico fra i palazzi
sotto una rara pioggia di giugno
un raggio di luce da una stanza all'altra
il tuo passaggio nei nostri anni
con la natura in armonia
mio approvvigionamento
camminando fino a incontrarmi canuto
di bellezza il viaggio intrapreso
altro il tempo sarebbe stato
senza i tuoi pensamenti e tutti i verdi
immagina se non ti avessi colto
se di loro non mi fossi accorto
come tanti che per sventura non vedono
né una creatura hanno
immagina se fossi stato un ricco possidente
in cerca di un piacere da niente
se avessi corso per una carriera professionale
facendomi alto in grado in un vuoto castello
per fortuna i tuoi occhi i colori
anche se da più lontano riverberano
difficile sarà addentrarsi nell'oscurità
dove pare si debba andare soli
e le stagioni non contano

   

 

 

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15 settembre 2012

Relatrice: Maria Mazzarino - Lettrice : Maila Nosiglia
Presentazione dell'opera di Piero Simoni
Pienza 15 settembre 2012 - ore 16,00

 



Sala consiliare del Comune di Pienza
M. Nosiglia - M. Mazzarino - P. Simoni - Fabrizio Fé (Sindaco) - Giampietro Colombini (Ass. Cultura)

 

 

Piero Simoni poeta di ogni tempo
Pienza, 15 settembre 2012

dalla presentazione di Maria Mazzarino

Sono particolarmente lieta di partecipare a questo incontro su Piero Simoni, poeta di ogni tempo, che la città di Pienza, vera gemma nel cuore della Toscana, ha organizzato perché si parli di lui dove è più giusto che si faccia, e cioè nel luogo ideale che tanta della sua poesia ha ispirato e che tanto della sua vita ha accolto.
E Piero stesso ha voluto che sulla locandina comparisse la prima quartina di una sua poesia del 2007 "so che c'è un paese".

so che c'è un paese
da qualche parte
dove il tempo si è fermato
ed il silenzio raccoglie l'anima

so che ci sono i tuoi occhi
di fidanzata e di moglie
che mi hanno guardato
di figlia
che mi pensano mi cercano

so che ci sei
anche nell'infinito
di là nel buio delle tenebre
ad abbracciarmi e scaldarmi
come sempre madre

(da "Poesie 2007" Golden Press edizioni)

Piero Simoni si è sposato a Pienza, nella magnifica cattedrale costruita nel 1459 da Bernardo Rossellino su disposizione di Pio II Piccolomini, nato a Corsignano, paese della provincia di Siena, che il Papa volle ristrutturato nello stile rinascimentale più fedele e che volle si chiamasse appunto Pienza.

Questa splendida piccola città fa parte di un sistema territoriale chiamato "Parco Artistico, Naturale e Culturale della Val d'Orcia" e dal 1996 è anche entrata a far parte dei Patrimoni artistici, naturale e culturali dell'Unesco.

La città "utopia", la città "ideale", che rappresenta ancora oggi il luogo simbolo della convivenza civile, operosa e pacifica dell'umanità, è stata scelta da Piero Simoni come il rifugio capace di compensare il disagio delle sue memorie giovanili negli anni del collegio e poi della navigazione e di quelle successive del lavoro in fabbrica, tra i rumori e gli odori che gli hanno sempre imposto un faticoso e necessario adattamento.

cammino al paese
nello sterrato fra il verde
i colori d'ottobre
cammino prima di ripartire
a lungo fino a stancarmi
per far entrare nelle viscere
il silenzio e il grido degli alberi
il cielo nascosto
la mia presenza

* * *
all'alba di un giorno
di questo novembre
sono uscito al paese antico
e una nebbia fitta
da far scomparire le case
la val d'Orcia intorno
radi i passanti
il tutto forse
una realtà lontana

noi e la gente di una volta
passati su queste mura
con gli affanni di ogni giorno
invisibili
noi proiettati nel tempo della fine
a cercarsi per ogni via
in ogni portone
per ricomporsi nell'eternità
noi fantasmi già oggi
in un paese inconoscibile
avvolto in un'aria
come in un sogno

* * *
le foglie rosse
del caco dell'albicocco
nel pezzetto di terra periferico
scandiscono con i colori
il segno della stagione
ed a terra concludono
il loro volo

per obbligazioni ho trascurato
al tempo della vita marittima
delle turnazioni industriali serrate
le loro mutazioni
i loro odori
il loro respiro
io che come loro
sono foglia

(Da "Poesie - Autunno 2008" Leonida Edizioni)


E Pienza, che nella sua lingua poetica Piero chiama appunto "il paese", è tuttora e sarà sempre il luogo in cui egli coglie l'armonia che sa instaurarsi tra l'uomo e la natura.
Quando l'uomo riesce a fermarsi, a sfuggire al ritmo ossessivo della sua quotidianità per ascoltare le sue voci interiori, la sua "anima", in un silenzio che soltanto i "tigli nascosti", quasi invisibili nel traffico convulso e chiassoso della città moderna, sanno creare nei giardini e nei viali dal poeta percorsi in solitudine.

muri ravvicinati di caseggiati nel paese antico
inibitori del traffico che allora non si pensava
d'ombra disegnati in segreti silenzi
portoni l'un l'altro accosti di una comunità ristretta
gente di oggi badando a star in convivenza
storie d'amore storie di chi allora negli stessi muri
nella stessa aria ha svolto nel lavoro gli anni
in affari quotidiani di terra preso
inneggiato a questo a quel principio di politica
esposti agli umori delle stagioni
in bovi e polli a stretto legame l'indigenza superato
anche le due ultime guerre della nostra storia
viste da queste case secolari
dismessa la loro funzione contadina
adibite poi al commercio al turismo
gente d'altro tempo indaffarata
gente altra che egualmente è stata

anche ora televisivi e di internet muniti
l'industria e i consumi di massa preminenti
sfreccianti intorno in motori rombanti
in curiosa passeggiata all'interno i viandanti
la gioventù mano nella mano
stretti nell'abbraccio ognuno di famiglia composto
in queste case secolari testimoni
del cielo gli stessi colori
in comune umana avventura

(Da "i tigli nascosti" Lorenzo Editore)


Alcune parole di Piero Simoni: "La poesia è il mezzo con il quale metto a nudo la mia anima". E poi: "La poesia, che in questo periodo storico non viene ascoltata, può costituire un elemento di salvezza per l'umanità, essendo in essa rivelato ciò che l'uomo veramente è: il suo essere e non il suo apparire". Ed ancora: "La mia poetica è un "racconto" per immagini della memoria di ciò che è stata ed è la mia vita,......rivisitazione per una appropriazione poetica della realtà, che è certamente immaginaria, deformata secondo la lente d'ingrandimento della poesia, che colora  e ridisegna secondo la sua spinta emozionale......."

vorrei essere un ulivo
fra gli ulivi
nei campi intorno al paese
al silenzio
sfiorato dal vento d'autunno
dal sole tiepido
ed anche da quello estivo
dal freddo dell'inverno
dalla pioggia
ogni stagione sulle mie foglie
per sentirmi con essi
uguale

la pace
lontana dal chiasso degli uomini
l'utopia dell'armonia
forse raggiungibile solo
con gli occhi chiusi
quando non è più possibile
cogliere nei raggi di sole
il nuovo giorno
per l'eternità

(Da "Poesie - Autunno 2008" Leonida Edizioni)

* * *
capitò che eri tanto piccola
perdere di una bambolina la testa
per la strada di sera
il pianto rumoroso il cuore mi spezzava
così in tarda ora uscii
a ripercorrere la strada nostra
nelle scarse luci artificiali
al vento e alla pioggia che non mancava
fra le automobili in sosta

come avrei voluto ritrovarla
come mi slanciai quasi fossi un cavaliere
che sul campo ai nemici va incontro
e colpisce di spada
per riportare ciò che la pena lenisce
nelle ombre scrutavo
ed a raccolta chiamai gli dei
ogni nemico con ardore disarcionato
poi all'improvviso dietro una ruota nascosto
impolverato il tesoro ritrovato
di corsa sono ritornato alla reggia
per restituirlo alla mia principessa bella
quando mi ha guardato sulla soglia
i suoi inumiditi occhi
presto son diventati campi fioriti
ed io nel suo sorriso
mi son sentito padre
di felicità compensato

27 febbraio 2009 (inedita)


Tanti i volumi delle opere e delle pubblicazioni di Piero Simoni che tuttavia, dice egli stesso, potrebbero chiamarsi con un solo titolo: POESIA, solo scandite negli anni per meglio leggerne e capirne la continuità e  lo sviluppo del pensiero, opere che egli definisce "un rendiconto della mia vita".
Che può essere intesa come la vita dell'umanità, legata alla contemporaneità, ma in perenne relazione con l'universo, con il tempo, in una lenta, ma costante acquisizione della propria presenza nell'infinito dove non c'è più separazione tra la vita e la morte e dove la percezione di innumerevoli pensieri, di innumerevoli presenze è sempre più chiara al poeta.

ora intendo
quando poggiato alla vanga
stendevi lo sguardo in giro
nella sosta del respiro
per la fatica della terra
silenzio tutt'intorno
la luce sfiorante
del ricordo affiorante
muto dialogo dell'esistenza
per le ragioni della presenza
insegnamento del mio procedimento
ora che da tempo sei nel nulla
ed io ho preso le tue sembianze
di fronte a me il segno collinare
con lo sguardo fino all'estremo anulare
per cogliere l'eterna concatenazione
dell'umana partecipazione

ora intendo
perché anche i pescatori
hanno in animo il loro esercizio
con l'azzurro da solcare
nelle notti le stelle da guardare
in pendolari escursioni fra le migrazioni
paziente silente nell'attesa
la vita ciascuno nel suo segreto presa
intesa superiore nel retaggio delle ore
schiuse le vie al firmamento
nel giorno del nostro concepimento

15 febbraio 2012  (inedita)

* * *
da ragazzo guardavo gli altri
fiancheggiare nella periferia gli orti
per il camposanto in visita ai  morti
io non ne avevo
essendo solo con mia  madre
senza origini e senza storia
andavo in accompagnamento
non sapendo di ogni lamento
nella maturità poi
come esplosione nucleare
è venuta a mancare
proprio lei che mi ha generato
bene che in terra
alla vita mi ha legato

sebbene in ragionamento
con i fiori di ogni primavera
la mia presenza si è avvicendata
fra gente scorta e ravvicinata
nuova la famiglia con luce della figlia
nella società di competizione
destreggiato con partecipazione
l'umanità solo sfiorata
e vagando tra la costellazione
in mute pratiche di escursione
qualcosa da allora
nel cuore per sempre si è tacitato
anche se all'universo allacciato

7 giugno 2012  (inedita)


Successivamente si parlerà delle dominanti della poesia di Piero Simoni: il tempo e la quotidianità.
Ad un certo momento, dopo le prime osservazioni di Maria, Maila leggerà i versi giovanili di Piero da "I sassi che raccolgo", e dalla Nuova Raccolta "le donne a Poggetti che alla "fontina"..."


come m'ingannai quella sera
su un mercantile qualsiasi
ad ascoltar nella luce serale
una musica traditrice

poi
all'orizzonte del mare
non c'era niente
né una sirena d'amore
né colori da intonare
e l'acqua neanche più azzurra

come m'ingannai quella sera
se pochi anni dopo
scesi per sempre da quella giostra
con nelle tasche due spiccioli di soldi
con negli occhi il pianto represso
di un sogno buttato

(Da "I sassi che raccolgo" Edinord)

* * *
che ne sarà degli alberi di via Montebello
e tutti gli altri
quando il libeccio si riverserà su Livorno
che ne sarà delle mie strade
se nessuno più le tingerà di fresco
che ne sarà della terrazza
e del mio solitario  mare azzurro
che ne sarà di Montenero
dei luoghi in cui ragazzo ho amato
che ne sarà delle mie tele
della mia gente
che ho abbracciato
anche se non ha sentito niente
che ne sarà delle mie carte
quando non avrò più mani per custodirle

che ne sarà di tutto

(Da "I sassi che raccolgo" Edinord)

* * *
per tenere fermo il tempo
ho bloccato le lancette dell'orologio
ho smesso di staccar fogli al calendario
ho smesso di mangiare e di dormire
e mi sono chiuso in casa
attento ad ogni rumore sospetto

ma il tempo mi è scappato
e sono morto come un cretino

(Da "I sassi che raccolgo" Edinord)

* * *
io ti guardo albero vecchio
i molti rami secchi
le ultime foglie scolorite
il tronco marcato dal tempo
ti guardo e penso a me
a quando avrò le mani avvizzite
il passo rigido
lo sguardo senza fantasia

per quel giorno
dammi una mano vento
a scacciar lontano i ricordi più belli
perché non mi par
di aver abbastanza coraggio

(Da "I sassi che raccolgo" Edinord)

* * *
le donne a Poggetti che alla "fontina"
riempivano le brocche e le caricavano sulla testa
camminando poi svelte in equilibrio
più dura la salita sterrata che portava ai caseggiati
muto il mio sguardo di bimbo
nel verde e nel giallo estivo della campagna si aggirava
con mia madre vicino
altro ritmo dei giorni altro tempo rispetto ad oggi
di automobili e televisione infestato
io con il sorriso dell'innocenza allora
io canuto ed altro ora come fosse passato un'eternità
in un attimo racchiuso

scendevano le ore del giorno lentamente
al mutar dei colori dell'agosto come sospesi in cielo
fuori dal mondo degli altri nella campagna qui vicina
in una pace che aveva il riverbero dell'infinito
muto il mio sguardo di bimbo
la scoperta d'amore e d'incanto della natura circondato
io era quel che sono stato
lucente in altra epoca visionato
in un attimo racchiuso
nello spazio del tempo sperduto
muto il mio sguardo di adulto
nel chiaro e nell'azzurro dell'universo si aggira

3 marzo 2010

(Da "Habere Artem" AA.VV. Aletti Editore)

Maria Mazzarino
 

Periodico del Circolo Culturale "Il Centro" - ottobre 2012
www.circoloilcentro-livorno.it

 

 

FINE PUBBLICAZIONE  14 settembre 2012                                                                    Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

il maggio dei libri 2012
 

Editori, scrittori e poeti s'incontrano

Mercoledì 23 maggio alle ore 16,30
Teatro C - Nuovo Teatro delle Commedie, via M. Terreni, 5 LIVORNO

Tavola rotonda con editori, scrittori e poeti

Partecipano

le case editrici "Mani di strega" e la "Erasmo" di Livorno

gli scrittori Simone Lenzi, Piera Ventre, Alberto Petrosino, Francesca Padula, Marco Rodi, Simonetta Filippi

i poeti Paolo Baroni e Piero Simoni

Luca Papini coautore con i suoi alunni di V° classe

 

Introdurrà Daniela Raspo e condurrà Maria Mazzarino

Il tema della Tavola rotonda è: "L'amore per la lettura, il piacere di leggere, il bisogno di leggere, la lettura come spaesamento o come radicamento, come scoperta di identità, come voglia di scrivere, come intima speranza di una nuova identità, come talvolta involontaria ricerca di un proprio naturale talento, come suggestione alla comunicazione, come necessità e ricerca di conferma e di ascolto."

 

esposizione dei libri dei partecipanti

 

Teatro C - via terreni 5 Livorno
(
intervento di Piero Simoni alla Tavola rotonda)

 

 

FINE PUBBLICAZIONE  Il maggio dei libri                                                                   Inizio

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

14 ottobre 2011

 

 

L'iniziativa è stata inserita nel progetto della Regione Toscana 
"In biblioteca...Perché c'è il futuro della tua storia"
Appuntamenti delle biblioteche con i cittadini della
Toscana che si sono tenuti dal 1° al 31 ottobre 2011

 

M. Nosiglia (Lettrice), G. Cerini (Resp. uff. cult. e spett.), M. Mazzarino (Relatrice), P. Simoni

PIERO SIMONI POETA DI OGNI TEMPO

DALLA  PRESENTAZIONE  DI  MARIA  MAZZARINO
 

Perché "Poeta di ogni tempo"?
Il tempo è stata sempre la dominante della poesia di Simoni e lo è più che mai da quando Piero ha finalmente lasciato il lavoro che per tutta la vita ha sentito come un impedimento alla sua possibilità di scrivere, di comporre versi o di narrare storie, di creare, di richiamare memorie, di tratteggiare paesi antichi, di mettere a confronto i ritmi e i modi della vita attuale con quelli di luoghi quasi dimenticati, dove si possono ascoltare il silenzio e le voci della natura, cogliere i suoi colori smaglianti o soffusi, vedere le persone e le cose come vengono restituite all'osservatore se sono percepibili grazie all'andamento lento, normale della loro vita.


 ci incontrammo per caso sul marciapiede
 come fra tanta gente ci sfiora
 io che non ti avevo riconosciuto
 per la tua figura rinsecchita dimessa
 lavoravamo insieme nella stessa ditta industriale
 ora tutti e due a riposo
 
 il tuo sguardo triste mantiene quell'arguzia che conoscevo
 sei pacato nell'espormi i tuoi pensieri
 nostalgico del lavoro passato
 eppure impegno umile di autista sul camion
 sempre la stessa linea di scorie da portare
 i malanni ti hanno un po' piegato
 minato il tuo sorriso
 pensi al tempo che è solo "passato"
 alla fine avvenire
 
 vicino a te sento il tuo disagio
 che mi pare un lamento
 lavoravo anch'io con convincimento e lena
 ma non ho ora alcun rimpianto
 il tempo che mi è piovuto addosso
 cercato ogni momento del lungo peregrinare
 ora dà parvenza di libertà
 e mi restituisce ai più intimi pensieri
 facendomi passare più veri i momenti
 del tempo futuro non ho eccessivo timore
 avendo da consumare il presente nuovo
 unito al passato nella mente da ricominciare
 e il sole
 prima dalle vetrate dell'impianto a lungo nascosto
 ora posso come da ragazzo guardare

(Da "AA.VV. Antologia Aperta n.3",  Edizioni del Calatino 2010)

Poeta di ogni tempo perché Piero Simoni sa trasmettere con i suoi versi la sua stessa percezione del tempo, del tempo dell'infanzia, della vecchiaia, dell'amore e della morte, della giovinezza e del lavoro. il tempo delle illusioni e quello in cui la realtà delle "obbligazioni" si impone, quello in cui la gente è sottomessa al padrone, alle amministrazioni, alle prevaricazioni, o semplicemente alla lontananza dagli affetti, il tempo in cui si rivendicano diritti e buone pratiche, il tempo dei computer e dei telefoni cellulari, il lontano tempo dei collegi e della scuola.

percorro la strada del lavoro periferica
quella che costeggia i campi
con la bicicletta ostinato
come gli operai di una volta
controcorrente
contro il traffico che ruggisce nel centro
contro la frenesia e la competizione cittadina
schivo e lontano
come i papaveri al bordo di un campo
come lo sono tanti emarginati
che appaiono sconfitti
relitti della società
ma che forse sono i nuovi giusti

* * *

il vento soffia gentile
e mi riporta il ricordo fresco
della tua voce
della tua buona azione

eravamo solo confinanti
alla terra collinare
con storie lontane
eppure sapesti essere altruista
m'insegnasti i segreti dell'innesto
la potatura dell'ulivo
manifestasti con la tua disponibilità
l'amore che hanno in dono le persone semplici

il vento soffia gentile
e mi riporta il ricordo fresco
della tua voce
nella tua assenza
sempre prematura

(Da "Anomia 1995-1998", Golden Press 2009)

 Il Tempo era nel suo libro di poesia, "I sassi che raccolgo" grazie al quale, a 28 anni vinse il terzo premio al concorso di poesia "Città di Bolzano" nel 1976. Allora era il tempo della fascinosa crudezza, della implicita convinzione di un giovane pervenuto alla percezione della brevità della propria presenza sulla terra, una percezione disperata in cui il dolore del vivere, la consapevolezza della povertà, della debolezza della gente, della malattia e della morte viene con tono lapidario, in piccoli versi netti, descritta e raccontata, tutt'altro che pacificamente ma invece quasi con rabbia.


i sassi che raccolgo
come un ebete
non sono per te
io li porto nello studio
e col pennello li vesto di colore
dolcemente fortemente
su ogni cavità su ogni venatura
per meglio sentire
la mia cara terra

* * *

per tenere fermo il tempo
ho bloccato le lancette dell'orologio
ho smesso di staccar fogli al calendario
ho smesso di mangiare e di dormire
e mi sono chiuso in casa
attento ad ogni rumore sospetto

ma il tempo mi è scappato
e sono morto come un cretino

* * *

che carogna sei vecchiezza
se non ti basta di gonfiarmi la pancia
rigarmi il volto
seccarmi la pelle
storpiarmi il passo

devi anche togliermi il trastullo dei miei giorni
questa grande voglia che ho
di vivere la poesia

(Da "I sassi che raccolgo", Edinord 1976)


Piero Simoni negli anni dal '76 all'80, vissuta l'esperienza della navigazione che lo portava, anche fugacemente, a conoscere le vie del mare ed il mondo, fino ai paesi nordici, fino all'altra faccia della terra, (nel parlare con lui ed anche nel leggere i suoi racconti vieni a sapere che durante le brevi soste degli attracchi ai vari porti talvolta è fuggito dalla nave per sperdersi in città lontanissime), tornato definitivamente a terra, andato a lavorare nell'industria (così lui definisce la fabbrica) continua a cercare le sue forme d'arte. Perché, fin da ragazzo, sentiva di essere diverso dai suoi coetanei del collegio e della scuola, con i quali tuttavia trascorreva il tempo dello studio e dei giochi e si immaginava scrittore, o pittore o, forse, poeta.
Quindi, fin dall'adolescenza, sentiva di vivere con il suo doppio, con l'altro, che solo molti anni più tardi giungeva ad esprimersi in assoluta prevalenza ed a scegliere i modi e le forme di espressione della sua natura di artista.
Ma quel vivere in una talvolta faticosa alternanza, che lo faceva sentire al lavoro e nei rapporti sociali conseguenti solo parzialmente presente e partecipe, ha in realtà avuto un peso determinante su tanta parte della sua opera, soprattutto perché Piero ha trascorso in quegli anni un lungo tempo di osservazione, della gente, delle cose, del condursi del mondo, la chiamerei una lunga gestazione.
Ed intanto, mentre costruiva i suoi affetti, sposava una donna che con la bicicletta lo accompagnava alla nave nel tempo delle illusioni giovanili, ritornava a terra, vedeva nascere e crescere una figlia, instancabilmente continuava la sua ricerca di sé e della poesia, affermandosi in mostre belle di pittura, sempre scrivendo e progressivamente avvicinandosi ai giovani della Mail Art, contestatori dell'arte di moda, di consumo e di sistema.
Crescevano le sue raccolte di versi, le sue brevi poesie, così ricche di tutto ciò che gli era intorno, di ciò che più amava e che gli apparteneva, di ciò che lo appagava, i colori ed i suoni della natura, e tutto ciò che lo angustiava, il vivere sempre più convulso del progresso umano.
Cercava e trovava modi nuovi per invitare altri a fare poesia, i poeti marginali di quel tempo, per creare una rete con lo scopo di comunicare con altri poeti e di conoscerne le opere. Si faceva allora promotore della Poesia Postale e fondava una rivista di "Poeti Marginali Postali" di cui diffondeva cento copie ad ogni uscita, stampate da lui stesso in ciclostile.
Tutto questo lavorando nella fabbrica, ma anche studiando e scrivendo le liriche che poi sono andate a far parte dei volumetti che ha voluto chiamare Anomia, contraddistinti soltanto dall'anno o dagli anni di produzione. Anomia che significa "non regolare" ad indicare, come lui stesso dice, "un modo di sentire, di porsi nella quotidianità che non è propriamente in linea con il senso di efficienza, di produttività......".

c'è una quercia al paese
lungo la strada del cimitero
che avrà più di un secolo
maestosa
con le sue estensioni di rami nel cielo
reticolato perfetto
coperto di verde nella buona stagione
con il suo tronco di forza
oggetto del nostro capolinea
nei passi pientini
anch'essi uguali
così come i caseggiati antichi
senza rumori
senza età

in un tempo che corre
con le auto più veloci
il computer
i videotelefonini
tutto necessario
ineluttabile

* * *

Anselmo settantacinquenne
ogni giorno con la bicicletta alla terra
un po' fuori mano
a lavorare l'orto e la vigna
con un panino e il vino
per tornare la sera in città
in famiglia
nell'età caotica dell'automobile
solitario e fuori dal tempo
felice

* * *

le piccole stazioni
delle frazioni di città
come quella di  paese
sede di lunghe attese
quando piccolo
con mia madre mi muovevo

il tempo frapposto
nelle stazioni giovane
per il ritorno all'amore
dalla nave ai lavori

* * *

giovane marittimo
ho portato in giro sul treno
sull'autobus e i corridoi della Compagnia
la cassetta di colori
resistendo alla fatica
agli odori delle nafte
alla durezza poi dell'industria di terra

la cassetta di colori
sognatrice e magica
ora in bella mostra nella mia stanza
compagna ancora oggi
canuto

(Da "Poesie 2007", Golden Press 2009)


La quotidianità è l'altro specifico della sua poesia. Essere nella quotidianità e farne poesia significa per Piero Simoni analizzare ciò che vede giorno per giorno, senza temi prescelti in anticipo, parlare degli alberi, delle foglie che si staccano dai rami, della bellissima Val d'Orcia, di Pienza la sua patria ideale, di sua madre della quale spesso accenna alla vita ed alla scomparsa, del nipotino Alex, della figlia, della sposa, della città e del ritmo feroce delle sue strade, dei compagni di lavoro, degli odori della sentina sulla nave e di quelli della combustione nella fabbrica, del lavoro alienante, mai abbastanza sofferto, dei "camminamenti" nel parco di questa villa con il sereno e con la luce del sole, ma anche nella pioggia, sul terreno bagnato cosparso di foglie cadute.

scendono i gabbiani in volo
dal cielo limpido del mattino
verso il mare azzurro
solitario e infinito

si gettano in volo d'angelo
le anime congiunte
delle torri l'undici settembre
stretti nelle mani

* * *

all'alba di un giorno
di questo novembre
sono uscito al paese antico
e una nebbia fitta
da far scomparire le case
la val d'Orcia intorno
radi i passanti
il tutto forse
una realtà lontana

noi e la gente di una volta
passati su queste mura
con gli affanni di ogni giorno
invisibili
noi proiettati nel tempo della fine
a cercarsi per ogni via
in ogni portone
per ricomporsi nell'eternità
noi fantasmi già oggi
in un paese inconoscibile
avvolto in un'aria
come in un sogno

* * *

le foglie rosse
del caco dell'albicocco
nel pezzetto di terra periferico
scandiscono con i colori
il segno delle stagioni
ed a terra concludono
il loro volo

per obbligazioni ho trascurato
al tempo della vita marittima
delle turnazioni industriali serrate
le loro mutazioni
i loro odori
il loro respiro
io che come loro
sono foglia

(Da "Poesie - Autunno 2008", Leonida Edizioni 2010)


Le stagioni di mezzo, soprattutto l'autunno, sono quelle che racconta più spesso con una forte ed interiore percezione della voce della natura e del suo messaggio che sa essere consolatore e che sa mitigare il dolore del mondo offeso dal progresso, dalla fretta, dall'ambizione, dall'ingordigia dell'avere, dalla privazione dell'essere a cui Piero assiste nella quotidianità, appunto,
Ciò che rende grande la sua poesia è la capacità di ricordare momenti, figure, episodi del passato, suo e di altri, per tradurli in una filosofia universale dell'esistenza e ciò che nella maturità egli riesce a raggiungere e che si legge nelle sue ultime liriche, quelle dei "Tigli nascosti" è proprio il respiro universale delle sue percezioni, il raggiungimento di un'interiorità del pensare che si coniuga intimamente con la voce della natura, dell'esistenza del mondo e degli esseri umani.

affidavi l'ultimo lembo che ti legava alla vita
nella memoria degli altri ad una foto
ciò che ti legava agli affetti
l'immagine che di te avresti voluto per sempre
una bella immagine quasi sorridente
il viso alla luce del sole riflesso
lo sguardo che nasconde il turbamento
un'unica immagine e nulla più resta di noi
questo mi volevi dire madre
di noi che crediamo di essere al centro del mondo
non rimane che una foto da lasciare ai figli
a qualcuno che in ultimo si è fatto amico
non v'è traccia del nostro passaggio
si torna nell'oblio del buio donde siamo venuti

io non sono gli altri e dentro di me
la tua immagine ho scolpito anima con anima
per ogni angolo su questa terra ora che non ci sei
lo stesso sangue lo stesso sentimento
gli altri più non sanno né nel tempo futuro sapranno
niente dei nostri giorni rimarrà
e nei secoli a venire nell'universo tutto
nell'eternità quasi non saremo esistiti
noi che in vita siamo il centro del mondo

* * *

quel poco che ho non è niente
in confronto al tempo dell'eternità
i piccoli oggetti le stesse mura
forse più il ricordo
ma come tutti quelli che vivono per strada
gli emarginati e i barboni
di qualcosa mi sono appropriato
e col cuore in dono a te lo lascio

mi sono appropriato del sole
che è stato mio finché ho vissuto
nel segreto dei miei pensieri
ed anche se di tutti
negli occhi profondi l'ho guardato
nei suoi occhi mi sono specchiato
ha scaldato e dato corpo alle colline
colorando di verde e di mille colori
sui prati in giocoso rotolamento
ti lascio il sole allora
che di là tu sai non mi può servire
di là vi è il buio freddo che però non può colpire

mi sono appropriato degli alberi
di tutti gli alberi che ho amato come persone
sentendomi da loro protetto
di loro amico fraterno
le foglie al frusciar nel mio scrigno segreto
fra le macchine in sosta lungo i marciapiedi
le macchine in movimento di rumore e di gas stordenti
pronte ad ucciderti per un piede fuori dai camminamenti
ti lascio gli alberi che segnano di gentile le poche strade
colorano le stagioni anche in città
e quelli che sulla tavola generosamente danno frutti

mi sono appropriato del mare anche se nessuno lo sapeva
distesa azzurra quietante amico dei momenti bui
dell'industria aggressiva spersonalizzante
giocoso con il vento a far nello scontro alla costa
meraviglie di schizzi figuranti nell'aereo
di stupore e fantasia per i piccoli d'incanto i grandi
il mare liquido profondo nei colori del giorno della notte
castigatore nei miei anni giovanili
ti lascio il mare

mi sono appropriato del cielo con tutte le nuvole e le stelle
dove l'anima è salita in volo
e scrutar ogni angolo del firmamento
ti lascio il cielo
dove volano gli uccelli compagni e amici degli accampamenti
finché un proiettile a tradimento di stramazzo al suolo

mi sono appropriato dell'amore
della scoperta giovanile mondo a mondo conchiusa
l'amore misurato coniugale che i tuoi natali ha generato
ti lascio l'amore
compagno dei giorni a venire

mi sono appropriato dei tuoi occhi
luce dei miei passi quando la cenere le urla dell'industria
nei decenni di obbligazione le ginocchia faceva piegare
negli anni il tuo fiore a fiore unisce quello del nipote
miracolo che la natura umana ha in dono
ti lascio i miei occhi
per cogliere ciò che non sono riuscito a vedere
delle meraviglie di schizzi figuranti nell'aereo universo
dove l'anima è salita in volo

(Da "I tigli nascosti", Lorenzo Editore 2010)


Una annotazione a parte deve essere dedicata alla sua prima pubblicazione di racconti in prosa, una raccolta che va dal 1978 alla primavera del 2010 : "Il cappello" che sviluppa molti dei temi presenti nelle sue poesie: pensieri sulle sue visite all'ospedale alla madre ammalata, stralci di vicende umane, descrizione di momenti vissuti da lui stesso o da altri, quindi non sempre autobiografici, incontri con antichi compagni di lavoro, il gusto di vivere alcune semplici esperienze, la bicicletta o il proprio rifugio sotto le coperte, il lavoro in campagna ed i sapori del cibo buono, tradizionale e qualche volta la leggera scherzosa ironia di situazioni comuni, la spiaggia libera, il dentista, il comportamento del compagno di lavoro un po' tirchio, e quello dell'altro, compagno di scuola, che, divenuto ufficiale, non è più vicino come un tempo.


Qualche notizia sull'autore di tanta poesia ed anche di opere in prosa:
Dopo il premio conseguito a Bolzano nel 1976 "Città di Bolzano 1976" con "I sassi che raccolgo"
Nel 2000 con Anomia 1999/2000 è stato semifinalista al Premio Alessandro Tassoni di Modena e finalista al premio "Il Giovane Holden" alla sua IV edizione.
Nel 2008 vincitore del premio editoriale "L'incontro" XIII° Edizione della Golden Press di Genova con la raccolta di poesie pubblicata nel 2009 "Armonia 1995/1998".
Nel 2009 vincitore del premio letterario "La Mole" 2010 (per l'inedito) con "I tigli nascosti", silloge di cui si dice:
"Le poesie di Piero Simoni trattano temi ispirati all'amore per la natura, per la propria terra e celebrano il senso spirituale che pervade l'universo. L'autore, con delicata sensibilità lirica e notevole fantasia compositiva, propone il recupero dei profondi valori legati alle tradizioni e alla dignità della vita contadina, per giungere a un'etica di rinnovato umanesimo libero da imposizioni ideologiche e tecnologiche."
Dei "I tigli nascosti" Piero Simoni dice:
I tigli nascosti sono gli alberi dei giardini pubblici, dei parchi, delle strade nella città in cui viviamo che per impegni, corsa frenetica quotidiana a cui siamo sottoposti, forse non guardiamo.
Nel 2010 ha conseguito in Australia il II° Premio per la narrativa A.L.I.A.S. con il racconto "La bottega".
Negli anni molte sono state le segnalazioni che ha avuto e nel 2009 è inserito nell'Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei curata dall'Editrice Aletti.

Da ricordare: la sua amicizia di amico ed anche di discepolo con Giorgio Fontanelli, il suo ricco carteggio epistolare con Bàrberi Squarotti che  lo legge e ne sente la liricità e l'affinità.
E' anche autore di interessanti interventi critici su Montale, Fontanelli e Bàrberi Squarotti pubblicati in riviste specializzate quali "Poeti e poesia", "Talento ", "Il foglio volante".

Maria Mazzarino
 


 

 

FINE PUBBLICAZIONE  14 ottobre 2011                                                                         Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il cappello

 IL CAPPELLO (racconti)
sfoglia il trailer http://www.zonacontemporanea.it/ilcappello.htm


 

 

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Chi sono:

all'anagrafe Pierluigi Simoni, nato a Livorno nel 1948. Pubblicazioni di poesia: 1976: "I sassi che raccolgo" Edinord, 3° premio al "Città di Bolzano"; 2008: "Anomia 2003" TA.TI. Edizioni (Como); "Anomia 2005" Leonida Edizioni (RC); "Anomia 1995-1998" con il quale vince il premio editoriale "L'Incontro" XIII edizione della Golden Press (Genova); 2009: "Anomia 1999-2000" Aletti Editore (Roma), semifinalista al Premio Tassoni di questo anno e finalista al "Giovane Holden" IV edizione; 2010: "Poesie 2007" Golden Press, segnalato a "L'Incontro" 2009; "Poesie- Autunno 2008" Leonida Edizioni, finalista al "Gaetano Viggiani" VII edizione; vince la XXVI Edizione del Premio Letterario "LA MOLE" di Torino con "i tigli nascosti", Loredi editore 2010 (Torino); 2013: "presenza" Libreria Editrice Urso Avola Presente in numerose antologie di poesia e racconti, è inserito nell'Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei curata da Aletti 2009. Secondo Premio di narrativa A.L.I.A.S. Australia 2010  con il racconto "La bottega"; segnalato al premio L'incontro XV edizione della Golden Press per la raccolta di racconti Il cappello pubblicato da ZONA  contemporanea (Arezzo)2011. 2° premio per la silloge inedita Armonia al concorso Garcia Lorca 2011 (Torino). Autore di interventi critici (Montale - Poeti e Poesia - n° 19 aprile 2010, Bàrberi Squarotti - Talento - n° 3/2010, Fontanelli - Il Foglio Volante - n° 1/2011), figura in varie riviste tra cui POESIA, POETI E POESIA, ORIZZONTI, IL FOGLIO VOLANTE. Presente per il suo operato nel "Talk Show alla livornese" andato in onda su Telecentro 2 nel dicembre 2010. Ha presentato la sua poetica a Livorno nel 2011con il patrocinio del Comune e della Regione Toscana, nel 2012 a Pienza e patrocinio dello stesso Comune (Critico Maria Mazzarino: Piero Simoni poeta di ogni tempo).

Negli anni settanta ha esposto opere visive in alcune mostre personali e collettive in Italia. Dal '79 all'84 aderisce alla "Mail art" con partecipazione a numerose manifestazioni nazionali e internazionali. E' stato promotore della "Poesia postale" in Italia, all'inizio degli anni '80, stampando anche, in ciclostile, una antologia e una rivista di "Poeti marginali postali" ed un suo testo poetico sperimentale "Al paese". E' presente nel Museo Civico e della Mail Art di Montecarotto (An).

 

 

 

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Il mio pensiero artistico:

Considero la mia vita artistica una presenza, una testimonianza, consapevole che i giorni non sono solo quelli di relazione economica, di interscambio utilitaristico, ma vi è un qualcosa d'altro che agisce nella sfera dell'anima. Cerco quindi di esprimere, con la mia interiorità, la mia sensibilità, attraverso le espressioni che mi sono più congeniali, quello che vedo, quello che sento, percepisco: io in mezzo agli altri, nella contemporaneità della mia esistenza, uomo che si pone la domanda della relazione fra sé e l'universo, fra sé e l'infinito. La poesia è il mezzo con il quale metto a nudo la mia anima. Disciplina che ritengo sia, in epoca di smarrimento e perdita di autenticità, la voce più pura che l'uomo possa esprimere, quella che non obbedisce a regole di nessun tipo: economico, politico, ecc... La poesia, che in questo periodo storico non viene ascoltata, può costituire un elemento di salvezza per l'umanità, essendo in essa rivelato ciò che l'uomo veramente è: il suo essere e non il suo apparire. Alla poesia intendo affidare, non per scelta ma per vocazione, il mio pensiero artistico.

Sono debitore del progetto globale del "narrare", in chiave poetica, di quello che è la vita, la vita quotidiana, la vita dell'anima nella quotidianità presente,   nel suo passato privato e pubblico, dell'uomo al centro del mondo e dell'universo,  di tutto il tempo, facendo uso come cardine alla memoria che rivive e di nuovo colora, ad alcune letture insistite di autori del novecento letterario quali: Pirandello, Musil, Svevo, Proust, Saba e Penna.

I racconti che sono andato scrivendo negli anni e  ancora scrivo, sono complementari alla poesia, venendo dopo come impegno, come attenzione, addirittura per un decennio tacitati per non intralciare il cammino dell'altra. La pagina dedicata alle immagini presenta quello che è il mio lavoro visivo, aggiornato ad oggi, costituendo non un lavoro fotografico, come avviene nella sezione in cui é esposta la poesia dove le stesse hanno funzione di separatore e, al tempo stesso, di atmosfera documentaria associata, ma documentazione di un lavoro senza nessuna alterazione: l'intervento artistico è nell'operazione a monte e la fotografia documenta solo quello che è.. un'idea.

 

 

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Sul progetto poetico:

Raramente scrivo una poesia a soggetto, raramente scrivo una poesia con un titolo, anche se ultimamente l'ho fatto, più che altro per esigenze di partecipazione a concorsi o selezioni, in quanto da sola, la stessa poesia, mi sembrava poco sostenuta, poco decifrabile. Essendo la mia poetica un "racconto" per immagini della memoria di ciò che è stata ed è la mia vita, non  "racconto"  cronologico, ma rivisitazione per una appropriazione poetica della realtà, che è certamente immaginaria, deformata secondo la lente d'ingrandimento della poesia, che colora e ridisegna secondo la sua spinta emozionale, facendo i conti con la sua esperienza storica, ma risultando alla fine  profondamente vera nell'anima. E l'anima è ciò che  conta,  l'essenza dell'essere. Mi preoccupo allora di tutelare il mio "atteggiamento" poetico e di "guardare" le cose con gli occhi della poesia, questa pertanto risulta essere una costante quotidiana, non si è infatti poeti a soggetto, per un determinato periodo, se lo si è dentro si è sempre poeti, con maggiore o minore ispirazione dovuta a tanti fattori esterni condizionanti, ma poeti si rimane; da questo la "quotidiana" scrittura, la presa in visione degli aspetti di ogni giorno di cui, la memoria, l'incidenza emotiva dei pensieri hanno un aspetto importante, perché fanno parte della nostra realtà interiore: fantasia e realtà sono un tutt'uno del nostro essere. La poetica quindi si estende negli anni per cui, anche se cambiano i titoli delle pubblicazioni, il progetto di base è sempre lo stesso;  in definitiva,  i libri, annoverati tutti insieme, potrebbero chiamarsi con un unico titolo: Poesia;  scanditi dagli anni per  la diversificazione  l'uno dall'altro. All'interno di ogni libro ha poco senso parlare di titoli delle poesie, esse fanno parte di un tutto organico, di un insieme. In una ideale bacheca, in uno scomparto della  libreria  intenderei disporre in sequenza le varie mie pubblicazioni, contraddistinte dagli anni, per ciò che riguarda la pubblicazione poetica, che sono il rendiconto di una vita, legata alla contemporaneità, ispirata secondo la sua vocazione, che si pone in relazione all'universo e al tempo,  alla sua presenza  terrena.

 

 

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 Piero Simoni 2009

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento : 21 dicembre 2014

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